Antisemitismo: l’architettura sistematica dell’odio
L’edificio del Pregiudizio
Viviamo in un periodo storico molto pericoloso, poiché si parla sempre più spesso di “sicurezza”. Come ci insegna la storia, non si tratta esclusivamente di una mera difesa territoriale dei confini, ma è necessario ed evidente controllare e gestire al meglio le dinamiche interne. Il fenomeno della deumanizzazione avviene soltanto nel caso in cui viene a mancare la prevenzione dei sistemi di sicurezza nell’odierna realtà sociale, dove viene scelto l’Individuo, al quale si additano “storiche colpe di sangue”, poiché facente parte di una stirpe “maledetta”. In questo caso non è un semplice odio antisemita, ma una vera e propria strategia psicologica, basata sulla manipolazione della verità. Affermando con grande clamore, dedizione e rigore che ci sia un nemico comune e molto pericoloso per la sicurezza dello Stato si induce il medesimo ad aumentare le misure di sorveglianza di massa o di segregazione nei confronti degli accusatori facendo assurgere i presunti “colpevoli” a “Popolo eletto”.
Le fondamenta
Nell’Edificio del Pregiudizio si spiega e si sottolinea il “Perché” accada questo fenomeno, qui il “Come”. La linea temporale ci racconta della creazione di documenti e falsi storici, come i famigerati “Protocolli dei Savi di Sion”. Questo pilastro della propaganda antisemita nato nell’Impero Russo, si può paragonare al “Libro delle Profezie” in 20th Century Boys di Naoki Urasawa che recita “L’Amico, il leader, nonché l’antagonista dell’opera, non utilizza la verità e la forza come strumento di potere. Bensì la manipolazione del passato attraverso il suddetto libro, e organizza con l’astuzia dei falsi attentati. È evidente che in entrambi i casi siano stati orchestrati a tavolino dei piani, per dare colpe e motivare con delle prove “concrete” l’ascesa di un regime dispotico. Questi espedienti servono a creare un perenne stato di emergenza, facendo in modo che sotto la percezione di una grave e costante minaccia di un complotto, la popolazione accetterà qualsiasi restrizione della libertà in nome della propria sicurezza e incolumità”.
Le mura: l’architettura della segregazione, il Progetto Paradis e la minaccia biologica
Ora che la menzogna è diventata la Verità condivisa e assoluta, l’odio non è più solo un’idea basata su false ideologie complottistiche, ma diventa cemento. Ecco l’architettura sistematica che prende una vera e propria forma materiale per isolare e deumanizzare. In questo scenario le barriere hanno il preciso compito di nascondere e declassare. In Shingeki no Kyojin, le Mura e il ghetto di Liberio non sono delle semplici strutture difensive, ma mezzi strategici di segregazione paragonabili tragicamente a quelli di Varsavia e di Berlino. Attraverso dei bracciali identificativi, come la nota stella di David, il regime di Marley confina gli Eldiani. Un richiamo storico ancora più specifico e inquietante è rintracciabile nel Progetto Madagascar messo in moto nel 1940. Prima dello sterminio sistematico da parte dei Nazisti, si era ipotizzato di trasferire l’intera popolazione europea ebraica sull’isola africana. Tutto ciò trova un parallelismo diretto con l’isola di Paradis, il luogo in cui sono confinati i protagonisti dell’opera. Osservando la cartina del mondo di Shingeki no Kyojin, si nota chiaramente che l’autore Isayama rappresenti il nostro mondo capovolto e specchiato. Paradis corrisponde al Madagascar, mentre la nazione di Marley occupa il continente africano. In conclusione Paradis è la rappresentazione di un “ghetto d’oltremare”.
La motivazione si fonda su una deumanizzazione biologica radicale: L’Eldiano viene etichettato come una “biominaccia” in grado di trasformarsi in un gigante guidato solo dal suo istinto distruttivo. Questa è una metafora molto realistica del pregiudizio dell’antisemitismo storico: vedere e descrivere l’Altro come un virus per la società, rendendo accettabile e obbligatorio il loro isolamento, per il bene della sopravvivenza della razza pura (come quella Ariana per i Nazisti).
Marley si serve degli Eldiani per ottenere un vantaggio tattico: Vengono gettati e “paracadutati” sul campo di battaglia, diventando delle armi biologiche sacrificabili. Risulta chiaro che questo sia l’ultimo step per completare l’Architettura Sistematica dell’Odio: Quando l’essere umano viene ad essere un semplice asset militare.
La vigilanza oltre le mura e l’importanza della memoria storica
In ultima analisi bisogna porre la massima attenzione sull’effettivo rischio di una possibile riedificazione dell’Architettura sistematica la quale può tornare in qualsiasi momento. Il vero pericolo per uno Stato non è solo fare la propria partita a Risiko con gli altri, ma è anche l’errore di accettare una narrativa distorta e complottista che trasforma i propri concittadini in mostri o in macchine da guerra.
Smontare il Palazzo dell’Odio significa che è fondamentale rimanere vigili contro ogni forma di deumanizzazione. Non bisogna adottare sistemi di difesa errati e soprattutto moralmente sbagliati come ad esempio la ghettizzazione, ma è assolutamente necessario avere e riconoscere la consapevolezza di una memoria storica attiva, poiché è capace di prevedere ed evitare il proliferare di fondamenta di falsità prima che questa diventino “Mura Invalicabili”.
