7 ottobre, la rete di Hamas tra Iran e Turchia
In un recente passato abbiamo fornito alcuni contributi sulle vicende connesse ai tragici fatti del 7 ottobre 2023, perpetrati ignobilmente dai terroristi di Hamas in danno della popolazione civile israeliana. Non abbiamo risparmiato condanne verso gli autori delle stragi ne critiche al “non operato” da parte dei vertici di IDF e Intelligence di Gerusalemme. Tuttavia, alla luce di nuove emergenze informative, riteniamo opportuno ritornare indietro nel tempo per fornire ulteriori dettagli sulla preparazione dell’attacco e sul supporto fornito ad Hamas da parte di attori contigui.
La caccia ai responsabili del massacro
Secondo le stime degli ultimi rapporti di Intelligence, Israele avrebbe provveduto, ad oggi, all’eliminazione mirata di 2.563 membri di Hamas che presero parte all’operazione denominata “diluvio al-Aqṣā” (ﻋﻤلية طوفان الأق) che contemplò il massacro di più di 1200 civili e alcuni militari israeliani ed il rapimento di altri 250, il 7 Ottobre 2023. Altri 1350 vennero eliminati durante i primi attacchi sulla Striscia di Gaza direttamente nelle loro abitazioni. Tra questi i vertici dell’organizzazione nella Striscia. Alle 6.30 del mattino un comunicato emanato dal defunto comandante Mohammed Deif a nome di Hamas, annunciò l’inizio dell’operazione diluvio al-Aqsa, con il lancio di un massiccio attacco missilistico con oltre 5000 vettori dalla Striscia di Gaza verso Israele con l’esortazione rivolta alla Ummah (la comunità islamica mondiale) di “unirsi alla lotta”. Il bilancio delle autorità israeliane stimò il lancio di 2500 razzi verso il suo territorio che aveva provocato l’uccisione di cinque persone. Esplosioni vennero segnalate nelle zone circostanti la Striscia e nelle città della pianura di Sharon, tra cui Gedera, Herzliya, Tel Aviv e Ashqelon. Sirene d’allarme antiaereo attivate a Be’er Sheva, Gerusalemme, Rehovot, Rishon LeZion e nella base aerea di Palmachim. Il giorno successivo il Premier Netanyahu, convocò un consiglio di guerra riunendo i vertici delle tre agenzie di intelligence, Shin Bet, Aman e Mossad, fornendo l’input per la ricerca degli ostaggi e per l’eliminazione degli organizzatori, finanziatori e partecipanti all’azione del giorno precedente. La task force provvide ad individuare circa 1.000 terroristi durante le battaglie iniziali ai confini di Israele, mentre diverse centinaia in più rimangono tuttora attivamente ricercati. La localizzazione dei bersagli si è attivata con l’ausilio delle più avanzate tecnologie di riconoscimento facciale, video acquisiti durante il massacro, intercettazioni telefoniche, interrogatori di terroristi detenuti e l’utilizzo fondamentale dell’Humint.
I documenti segreti di Yahia Sinwar

Se da una parte sono ben noti i finanziatori iraniani per l’operazione di Hamas e per il loro addestramento, che esamineremo in seguito, meno noti sono gli antefatti dell’azione perpetrata in danno della popolazione civile israeliana durante la festività di Shabbat del 7 ottobre. Nell’ottobre 2025, in un complesso sotterraneo di Khan Younis gestito da Mohammed Sinwar, eliminato nel 2025, è stato rinvenuto due diversi documenti redatti a mano da Yahia Sinwar, a sua volta eliminato nel 2024, datati 24 agosto 2022, una sorta di pianificazione strategica. Un documento è riferito alla preparazione dell’attacco, alla “produzione” di un terreno fertile di consenso, di apparente tranquillità all’interno della Striscia di Gaza e di istruzioni dettagliate per l’inizio della “campagna decisiva” per la distruzione di Israele. Nel secondo documento, più dettagliato, sono riportate le istruzioni per il rapido blocco di intersezioni stradali e più di 220 comunità, kibbutz, cittadine di confine e installazioni militari.
Diecimila terroristi per l’invasione

Per queste finalità, Sinwar ipotizzò una stima di circa 10.000 terroristi, selezionati e addestrati anche con il contributo dei Pasdaran, per adempiere ai compiti assegnati e documentare l’azione a scopo propagandistico da utilizzare come arma di ricatto contro Israele per ottenere benefici relativi a finanziamenti, rilascio di prigionieri e cessione di porzioni di territorio. Sinwar aveva inteso redarre il testo con direttive preparatorie di base per il successivo attacco, fornendo istruzioni dettagliate e suddividendo la strategia in tattiche temporizzate, comprensive di incursioni con le “tattiche” (Pick-up modificati e dotati di mitragliatrici), unità da sbarcare con parapendio, avanguardie di ricognizione e osservazione e suddivisione dei ruoli e degli obiettivi, prevedendo l’invio di forze di supporto e veicoli per il trasporto di “prigionieri”. I terroristi venero impiegati in due blocchi: 3000 destinati al lancio dei vettori e del relativo rifornimento dal suolo di Gaza, altri 6700 nell’incursione stragista. Si delineava, quindi, un’operazione su larga scala che prevedeva l’invasione simultanea del confine di Gaza in più di 20 punti diversi, coinvolgendo squadre ben addestrate composte da 100 uomini ciascuna per i varchi principali, migliaia per comunità piccole e grandi, cittadine di confine e basi avanzate dell’Idf. Negli scritti si prevedeva l’assegnazione di obiettivi per ogni battaglione (كتيبة) a nord verso la costa, da Gaza verso nord-est e sud est, con particolare enfasi sul controllo di centri di comando, basi e snodi per “congelare la nuova realtà sul terreno”.
Donne, bambini e ostaggi tra gli obiettivi

La priorità era (ed è stata) quella di uccidere donne e bambini, prendere in ostaggio uomini tra i 17 e i 50 anni, appropriarsi di telefoni, computer, documentazione e apparati radiotrasmittenti. Meticolose istruzioni erano state impartite per documentare e trasmettere con “action-cam” le azioni di ogni singolo terrorista in tempo reale al fine di produrre l’effetto voluto, ossia: “le immagini producono estasi, frenesia e slancio” tra i palestinesi e terrore tra gli israeliani” cit. Sinwar”. L’obiettivo finale era di destabilizzare la società israeliana, spingere rivolte in Cisgiordania, tra gli arabi israeliani, e mobilitare il “mondo islamico” fomentandolo ad emulare le gesta di Hamas.
Il “blueprint” dell’operazione
I documenti, recuperati dalle forze israeliane, confermano la pianificazione meticolosa e premeditata dell’attacco, avvenuta ben oltre un anno prima della messa in atto dell’azione. Gli analisti israeliani li hanno interpretati come un vero e proprio “blueprint” dell’operazione, che combinava elementi militari, psicologici e mediatici per massimizzare l’impatto. Sinwar aveva orchestrato l’attacco non solo come un’azione isolata, ma come una tattica che rappresentasse il fulcro di una strategia più ambiziosa per ridefinire il confronto con Israele, accettando consapevolmente i rischi elevati per la popolazione di Gaza. Tali carte rappresentano una testimonianza diretta della premeditazione e della visione ideologica alla base degli eventi del 7 ottobre.
Il sostegno dell’Iran e il ruolo dei Pasdaran
Non certo indifferente, anzi basilare, l’apporto iraniano. L’attacco del 7 ottobre era stato ampiamente anticipato dai vertici di Hamas all’establishment di Teheran durante una riunione tenutasi a Beirut, ottenendo il consenso, l’elargizione di sostanziosi aiuti economici multimilionari trasferiti a Gaza tramite canali informali, il know how tecnologico per la produzione locale di armamenti e l’addestramento del personale. Attraverso il “dipartimento per la Palestina”, l’IRGC coordina, a tutt’oggi, le operazioni dei centri esterni, in particolare Beirut e Damasco privilegiando la fornitura di competenze ingegneristiche per razzi e droni a scapito del contrabbando di armi “finite”, ormai ostacolato dai blocchi.
La Turchia come snodo operativo di Hamas
Ma oltre a questo essenziale contributo da parte di Teheran, l’esistenza di Hamas viene garantita e supportata anche da Ankara. Il presidente turco Erdogan e il suo governo sono da sempre stati tra i più convinti sostenitori di Hamas, trasformando il territorio turco in uno dei suoi più importanti snodi operativi verso l’estero. Secondo fonti dell’Intelligence israeliana, nel corso degli anni i terroristi di Hamas, dipendenti dal loro quartier generale per la Giudea e Samaria con sede in territorio turco, hanno condotto numerose attività partendo con gli equipaggiamenti proprio dalla zona sud del paese. Proprio in quella sede giungono i lauti finanziamenti e gli armamenti per la continuità delle attività terroristiche.
Gli uomini della filiale turca
Il responsabile della sede turca è stato identificato in tale “Tabarin”, residente a Istanbul da dove impartisce ordini e vive costantemente sotto la tutela del governo di Erdogan. Sono altre due le figure di spicco della “filiale” turca di Hamas. Mohammed Mallah, responsabile per l’approvvigionamento di fondi oltre che contabile e Ayman Sharawna reclutatore di nuove leve pre-selezionate, mentre Walid Abu Nassar e Salam Yaish si occupano del reclutamento di neo-terroristi a Betlemme dove, singolarmente, ha sede la “Bank of Palestine”. È stato, inoltre, identificato un ulteriore personaggio di spicco, Mahmoud Radwan, un operativo stanziato in Turchia incaricato di organizzare e condurre attacchi contro Israele, ma sulla sua sorte vi sono numerosi interrogativi.
La rete per il trasferimento dei finanziamenti
Sullo stretto legame tra Turchia e Hamas, già nel 2017, l’Intelligence israeliana aveva scoperto un’infrastruttura per il trasferimento di fondi tramite corrieri tra i centri di comando di Hamas in Turchia e la Striscia di Gaza e il centro di comando di a Hebron.
L’asse aveva iniziato a funzionare all’inizio del 2016 su iniziativa di Muhammad Maher Bader, un alto attivista di Hamas a Hebron e membro del Consiglio legislativo che reclutò due corrieri per trasferire i fondi: Muasseb Hashalmon, un attivista di Hamas di Hebron che venne inviato in Turchia con il pretesto di viaggi d’affari, raggiunto da un’ulteriore recluta, Taha Othman, un residente di Hebron. A Muasseb Hashalmon venne richiesto di trasferire fondi terroristici dalla Turchia a Hebron. I finanziamenti erano destinati alle attività dei membri del centro di comando di Hebron di Hamas.
Ankara non considera Hamas un’organizzazione terroristica
Ad oggi, la Turchia non ha mai designato Hamas come organizzazione terroristica. Al contrario, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ripetutamente descritto Hamas come un movimento politico legittimo e un’organizzazione di “resistenza”. Secondo i documenti sequestrati dalle Forze di Difesa Israeliane durante la guerra di Gaza, Hamas utilizza la Turchia non solo come rifugio politico, ma anche come bas per pianificare attacchi terroristici, reclutare militanti, trasferire fondi e riciclare denaro. Uno dei documenti, in particolare, delineava il piano di Hamas di istituire una sezione in Turchia dedicata al coordinamento di operazioni condotte all’estero contro lo Stato ebraico, inclusi omicidi mirati e attacchi contro imbarcazioni israeliane.
Gli incontri con Erdogan e l’intelligence turca
Nel gennaio scorso, Erdogan ha ricevuto a Istanbul una delegazione di Hamas mentre il capo dell’intelligence turca, Ibrahim Kalin, ha poi incontrato i leader del gruppo ad Ankara per discutere della Striscia di Gaza, degli accordi per il cessate il fuoco e degli sviluppi regionali. I rappresentanti di Hamas hanno colto l’occasione per ringraziare personalmente Erdogan per l’impegno profuso dalla Turchia. Secondo l’Intelligence, funzionari del MIT e politici turchi ospitano regolarmente delegazioni di Hamas e mantengono canali di comunicazione diretti con la leadership del gruppo. L’atteggiamento palesato dalle autorità turche non è certo riconducibile a quello di un mediatore neutrale ma piuttosto di chi fornisce sostegno, protezione e legittimazione ad un gruppo terrorista.
La retorica di Erdogan contro Israele
La retorica di Ankara nei confronti di Israele si è fatta sempre più estremista. Nel 2024, Erdogan dichiarò che “Hamas è esattamente uguale alle Kuva-i-Milliye (Forze Nazionali) operanti in Turchia durante la guerra di liberazione”. Paragonando Hamas al movimento di liberazione nazionale turco, Erdogan di fatto legittima un’organizzazione terroristica responsabile del massacro del 7 ottobre 2023, l’attacco più letale sferrato contro gli ebrei dalla fine della Shoah.
Fonti citate:
https://www.gatestoneinstitute.org/22650/turkey-hamas-safe-haven
https://www.shabak.gov.il/en/reports/publications/newitem2208172/?utm_source=chatgpt.com
https://ofcs.report/internazionale/7-ottobre-2023-la-data-del-fallimento/#gsc.tab=0
https://ofcs.report/internazionale/israele-civili-massacrati-da-hamas-nelle-case/#gsc.tab=0
https://ofcs.report/internazionale/stupri-7-ottobre/#gsc.tab=0
