Con un tempismo quanto meno sfavorevole, Amnesty International Italia ha tenuto lo scorso 29 gennaio una conferenza stampa in Senato, presenti i soliti esponenti dei partiti di opposizione, dove ha espresso il suo diniego nei confronti di una eventuale inclusione della definizione Ihra (International holocaust remembrance alleance) contro l’antisemitismo nei disegni di legge presentati dai gruppi parlamentari in questi mesi. Una dichiarazione che è stata adottata da oltre 30 paesi, ma che ora viene proposta come strumento legislativo dai DDL proposti dai gruppi parlamentari italiani. Nella stessa giornata il rapporto dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti (FRA), ha denunciato la mancanza di dati affidabili e comparabili per contrastare la lotta all’antisemitismo chiedendo uno sforzo alla società civile per colmare tale lacuna. In Italia e in Germania, ma anche in diverse forme in altri paese europei, esistono Osservatori che raccolgono dati e fanno formazione agli operatori della sicurezza proprio per distinguere i reati di odio a sfondo antiebraico. Nel nostro paese, la task force guidata dal generale Pasquale Angelosanto lavora incessantemente proprio per stilare puntuali rapporti grazie ai quali si riescono a delineare le linee guida tese a contrastare un fenomeno in costante e netta crescita. Viene richiesto dall’agenzia europea un maggiore coordinamento tra i vari paesi.
Lo stesso procuratore generale Amato, durante l’apertura dell’anno giudiziario di ieri, ha stigmatizzato la deriva antisemita strumentalmente messa in atto nel nostro paese invitando le forze di polizia a vigilare i reati contro i cittadini di religioni ebraica e perseguirli portando all’attenzione i 18 casi accertati nella sola città di Roma nel 2025 con il pretesto ideologico del conflitto tra israeliani e palestinesi. Torna, quindi, il tema dell’odio antiebraico che si presenta sotto la veste camuffata dell’antisionismo.
La conferenza di Amnesty si presenta come intempestiva, quantomeno per i dati che emergono a livello di agenzie europee e nazionali. Le sollecitazioni ad un maggior coordinamento europeo nella lotta all’antisemitismo e alla promulgazione misure di contrasto ancora più efficaci ai legislatori, sono necessarie.
L’adozione sul piano legislativo della dichiarazione Ihra non sarebbe una minaccia alla libertà di espressione, ma solamente la possibilità di prevenire derive violente e drammatiche dí contestazioni che in questi ultimi due anni si sono spesso tramutate in violente manifestazioni di odio verbale e fisico contro cittadini di religione ebraica in Italia, in Europa e nel mondo. Importante è prendere atto del lavoro svolto dagli osservatori competenti, che raccolgono informazioni e denunce portandole alla luce in una lotta senza quartiere, tesa a prevenire derive ancora più pericolose di quelle già in atto.
L’opera di coordinamento alla lotta all’antisemitismo è preziosa, non solo per la raccolta dei dati, ma anche nella trasmissione di nozioni e strumenti a chi opera sul campo e la definizione Ihra, che alcuni disegni di legge chiedono di adottare, rappresenta uno strumento imprescindibile per distinguere e punire gli atti antisemiti da perseguire. Intanto, gli stessi movimenti affini alla causa ProPal seminano violenza nelle strade italiane, come ieri a Torino, linciando impunemente poliziotti ai quali va espressa solidarietà e vicinanza. Siamo sull’orlo del burrone.
