Attacco al regime iraniano: morto Khamenei
Un errore scrivere e annunciare “attacco all’Iran”. L’attacco di questa mattina, congiunto tra le forze statunitensi e israeliane, non è al paese ma al regime iraniano. Dopo 77 anni di dittatura brutale e spietata, di attacchi al mondo libero usando l’arma del terrorismo, dell’esportazione di armi e droga, di violenze, soprusi, impiccagioni e terrore indiscriminato sul suo stesso popolo, la cricca degli ayatollah vacilla sotto i colpi di delle forze americane e israeliane.
Sono ore convulse per tutto il Medio Oriente con la risposta missilistica iraniana sulle capitali dei paesi del Golfo e la chiusura dello stretto di Hormuz, nonché il lancio di ordigni contro Israele che si alternano ai bombardamenti statunitensi e israeliani che hanno avuto, intanto, come obiettivo i siti militari mirando a distruggere la catena di comando di Teheran, dai ministri ai pasdaran ai basji, con il bersaglio grosso, la guida suprema, Alì Khamenei. Il risultato è stato raggiunto, a quanto sembra, con la morte del tiranno annunciata dai media israeliani e dal portavoce di Tsahal, esercito israeliano, che ha fornito al primo ministro Netanyau le foto del corpo di Khamenei, dal 1989 leader iraniano, morto tra le macerie del suo palazzo.
Il dato certo e inequivocabile è che la politica del dialogo con i tiranni ayatollah, promossa dall’amministrazione Obama e da quella di Biden e tentata dallo stesso Donald Trump attraverso i mediatori Witkoff e Kushner, non aveva prodotto i risultati sperati, come era facile immaginare quando ci si confronta con interlocutori brutali e imbevuti della follia fondamentalista islamista, mistificatori inaffidabili.
Invocare il diritto internazionale come nel nostro paese stanno stanno le forze politiche di opposizione e come ha già rilanciato l’ineffabile segretario dell’Onu Guterres, é paradossale pensando all’Iran degli ayatollah, al regime che da decenni sparge sangue innocente per il mondo con attentati terroristici e nel proprio paese come accaduto nella maniera più orrenda il mese scorso, con la tremenda repressione delle manifestazioni popolari che ha causato migliaia di morti tra i cittadini iraniani.
Tra i primi video che arrivano in queste ore da Teheran colpiscono quelli della gente in festa nella capitale iraniana, donne che ballano in strada vedendo i palazzi del potere dei teocrati in fiamme e inneggiano alla morte del tiranno. Alla gioia del popolo iraniano si unisce quella del mondo libero.
Intanto agli iraniani si rivolgono ora Trump e Netanyahu e lo esortano ad avere fiducia perché l’attacco al regime porti finalmente alla sua caduta definitiva e a riprendere in mano il proprio futuro.
Una volta mozzata la testa del serpente Khamenei si aprono nuovi scenari e il sogno della gente persiana potrebbe finalmente avverarsi, mentre i pasdaran colpiscono con i loro missili Tel Aviv e Dubai, in quello che si spera possa essere uno degli ultimi colpi di coda dei guardiani della rivoluzione islamica.
Con il successo dell’iniziativa alleata israeloamericano, gli Accordi di Abramo riprenderebbero vigore traendo nuova linfa dall’eliminazione dell’ostacolo più grande, il nemico pubblico più grande dell’ordine mondiale, il governo degli ayatollah. Questo è l’auspicio di chi anela un futuro di pace.
