Crisi UE tra Hormuz e Germania
Per la nuova edizione della rubrica Scacchiere Globale, l’analisi degli eventi compresi tra il 31 agosto e il 6 settembre conferma un dato non più eludibile: l’impalcatura geostrategica dell’Occidente mostra crepe strutturali, mentre l’Unione Europea continua a rifugiarsi in rituali burocratici per evitare di affrontare la realtà.
Mentre lo Stretto di Hormuz torna a essere un teatro di scontro diretto, gli Stati Uniti rimodellano unilateralmente gli equilibri energetici americani, la Germania registra l’avanzata elettorale più netta della sua storia recente e Bruxelles tace. Il mondo accelera sui rapporti di forza reali; l’Europa resta immobile o si muove nella direzione sbagliata.
Hormuz e Venezuela: l’unilateralismo USA e il corto circuito energetico
La settimana si apre con un’escalation che certifica la fine della stabilità nel Golfo Persico. I blitz americani contro i lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak e la risposta missilistica di Teheran verso le basi USA in Giordania uniti all’attacco contro una petroliera che ha spinto il Brent oltre i 90 dollari segnalano l’inefficacia delle contromisure sanzionatorie. L’operazione Economic Outcast lanciata da Washington, basata sulla minaccia di esclusione dal circuito del dollaro, non deterre più gli attori regionali.
Parallelamente, l’annuncio statunitense di condizionare di fatto l’accesso alle riserve petrolifere venezuelane, stimate in oltre 65 miliardi di barili, unito all’inasprimento dei dazi sul fronte canadese, definisce la traiettoria americana: la difesa esclusiva del proprio perimetro energetico e industriale, a prescindere dagli alleati europei che continuano a subire i costi delle crisi importate.
Germania e corsa sovranista: l’avanzata dell’AfD e il tramonto del centro
Il fatto politico più rilevante della settimana arriva da Berlino. L’avanzata dell’AfD nelle elezioni regionali che vede il partito superare soglie storiche sfiorando il 44% in bacini chiave non è un incidente di percorso, ma la conferma che il modello tecno-burocratico comunitario ha perso aderenza con la società reale.
I tentativi di mantenere un “cordone sanitario” si scontrano con i dati che arrivano da tutto il continente: dal 36% del Rassemblement National al primo turno in Francia, al 40% della FPÖ in Austria, fino al 24% di Chega in Portogallo (ovviamente secondo i sondaggi). Le ragioni sono materiali: i vincoli del Green Deal, il processo di deindustrializzazione e il costo di un’escalation militare e sanzionatoria a est i cui costi vengono scaricati direttamente su famiglie e imprese.
Caso Fedorov e il paradosso di Lipsia: tra rebranding e colpevolezza preventiva
Sul fronte interno e ucraino, la settimana evidenzia la debolezza analitica delle cancellerie occidentali. La nomina a Roma di Mykhailo Fedorov come consulente per l’innovazione della Difesa italiana riapre gli interrogativi su una figura controversa. Oltre la narrazione del “tecnocrate digitale”, gli atti parlamentari a Kiev e le inchieste del Kyiv Independent ne descrivono la parabola dal marketing politico alle perplessità sugli appalti della digitalizzazione statale. L’episodio dimostra come l’Italia continui a recepire operazioni di rebranding politico o narrative di comodo senza un’adeguata due diligence informativa.
La stessa logica si riflette nella gestione dell’episodio del drone rinvenuto a Lipsia: una provocazione amatoriale e dozzinale, priva di impatto tattico, è bastata a innescare condanne politiche immediate contro Mosca prima di qualsiasi riscontro probatorio o indagine terza indipendente. Quando la politica sostituisce il sospetto alla prova, non rafforza la sicurezza nazionale, ma svuota di significato la certezza del diritto.
Europa: l’abisso tra agenda burocratica e priorità reali
Mentre il quadrante globale affronta crisi energetiche e istituzionali, l’UE dedica le sue sessioni alla PAC 2028–2034, ai cavilli sulla mobilità o a iniziative settoriali disarticolate. La distanza tra le priorità reali e l’agenda comunitaria è ormai incolmabile. In questo quadro, l’Italia assiste alla tenuta dell’esecutivo nazionale ma continua a subire le pressioni di Bruxelles sulla spesa militare e sul riarmo, senza esprimere una linea di autonomia strategica nel Mediterraneo.
Sintesi strategica per il Sistema Paese
Gli eventi della settimana impongono all’Italia una postura di rigido realismo:
- Autonomia informativa: Applicare una rigorosa due diligence sulle nomine, sui contratti strategici e sulle ricostruzioni d’intelligence veicolate dai media occidentali.
- Sicurezza delle infrastrutture: Rafforzare la protezione degli scali marittimi ed aerei di fronte alla destabilizzazione delle rotte energetiche nel Mediterraneo allargato.
- Tutela economica: Difendere il tessuto produttivo e industriale dai contraccolpi dei dazi USA e dalle stangate regolatorie del Green Deal europeo.
- Pragmatismo giuridico: Respingere le logiche di “colpevolezza preventiva” o le forzature di Bruxelles per il superamento del diritto di veto e l’aumento acritico della spesa militare.
Il mondo si riorganizza attorno ai rapporti di forza reali. L’Europa sceglie la narrazione. L’Italia non può permettersi di seguirla.
