Jihadismo e islamismo: un unico cruciale problema
Lungi dal creare allarmismi, la situazione attuale del jihadismo a livello globale risulta assai più problematica di quanto si possa pensare. Ad oggi il jihadismo è assai più diffuso nel mondo rispetto a 30 anni fa, senza considerare i gruppi islamisti, fratellanza musulmana in primis, che hanno conquistato una buona posizione nelle nostre società, almeno quelle occidentali. Tuttavia questo non è allarmismo, bensì la pura realtà. Ma andiamo per ordine.
Molti, forse troppi, analisti inclusi, pensano che al-Qaeda sia stata sconfitta, o per lo meno marginalizzata dalle forze antiterrorismo da un lato, e dal gruppo rivale per eccellenza, Islamic State, dall’altro. Ebbene, tale valutazione è del tutto priva di senso e completamente fuorviante. Allo stato attuale al-Qaeda è decisamente più pericolosa di quando alla fine degli anni ’90 stava mettendo in essere l’attentato terroristico che ha cambiato la storia. Da quando i Talebani hanno ripreso il potere dopo 30 anni, l’Afghanistan è tornato ad essere il Paese in cui centinaia, forse migliaia, di persone si stanno addestrando nei campi di addestramento di al-Qaeda, i quali risultano più numerosi del passato e con una protezione totale di chi, ad oggi, governa quelle terre. D’altronde non ci si poteva aspettare nulla di diverso visto che al-Qaeda, Talebani, Haqqani, non sono altro che figure di una stessa medaglia, ovvero gruppi che hanno sancito legami di sangue storici tramite matrimoni tra clan e leader: il figlio di bin Laden, Hamza, ha sposato una delle figlie del Mullah Omar, tanto per fare un esempio.
Se al-Qaeda oggi è cresciuta e indisturbata prepara centinaia di persone alla guerra, Islamic State non è da meno. È vero che dal 2019 non esiste più come entità territoriale, ma è anche vero che quel territorio perso ha lasciato il posto ad una diffusione del brand IS in zone geografiche precedentemente prive di uno slancio jihadista. Senza contare quanto danno sta facendo il brand IS nel mondo virtuale, nel quale la radicalizzazione e la propaganda sono dilagate dappertutto e non vedono una misura di contrasto che possa realmente fermare la macchina virtuale del “Califfato”; perché il “Califfato” esiste ancora sebbene sconfitto territorialmente, almeno nella sua accezione virtuale.
Fatta questa breve disamina, è ormai dovere di tutti riconoscere che nonostante 30 anni di guerra al terrorismo jihadista, questo fenomeno invece di arrestarsi si è moltiplicato; dall’Africa all’Indonesia. Un po’ come nei fenomeni mafiosi, i jihadisti sanno adattarsi, sanno mettere una cravatta, come in Siria, sanno usare i social e sanno usare la disinformazione e propaganda come i russi.
Altresì, risulta necessario sottolineare che l’attacco terroristico più grande mai registrato dopo l’11 settembre è accaduto poco tempo fa. Il 7 ottobre 2023 è avvenuta una tragedia immane compiuta da jihadisti che per anni sono rimasti al potere, e qualcuno osa dire democraticamente, in un lembo di terra scavato come una gruviera, dove hanno riposto bombe, missili, armi; in sostanza hanno speso milioni di dollari di aiuti, anche umanitari, in armi e investimenti militari invece di migliorare la vita di ogni palestinese. Hamas è una piaga che ha danneggiato tutti, musulmani inclusi, e che ha risvegliato un sentimento antisemita nelle società democratiche spaventoso. E attenzione a pensare ad Hamas come una entità terroristica a sé stante, poiché Hamas, al-Qaeda, Fratelli Musulmani, and company, sono figure della stessa medaglia.
Dopo aver toccato Hamas, Islamic State e al-Qaeda, è necessario soffermarsi su altri due punti cruciali. Il primo è l’islamismo che sta dilagando nelle società occidentali, mentre il secondo è l’Africa.
Sul primo punto è ormai sotto gli occhi di milioni di persone – francesi, inglesi, olandesi, belgi, per menzionarne alcuni – che periodicamente vedono dilagare proteste pubbliche in cui si chiede di applicare la Sharia nelle nostre società e di abbandonare, evidentemente, il sistema democratico. Per le strade, in alcune moschee, in alcune piazze, si sentono persone che incitano a lapidare le donne che hanno tradito il marito, oppure si sente qualche imam che spiega persino quali siano i corretti modi per lapidare tali donne; e tutto ciò in nome di Dio, del loro Dio, nelle nostre piazze e società.
Lungi dal creare allarmismi, questa che ho appena evidenziato è la situazione reale. E attenzione a dire che islamismo e jihadismo sono cose diverse. Possono esserlo nella forma, ma nella sostanza ciò che vogliono è la medesima cosa: un Califfato globale. L’islamismo lo vuole imporre “democraticamente”, il jihadismo invece con il sangue.
In ultima battuta, qualche parola sull’Africa e sul Sahel in particolare. Il jihadismo in questi luoghi non è mai stato così presente. Ad oggi sono migliaia i militanti che tengono sotto scacco il Sahel. Qui i jihadisti si comportano davvero come clan mafiosi. Corrompono laddove serve, uccidono quando si disobbedisce, partecipano al traffico di essere umani e di cocaina per fare soldi. Insomma non si fanno mancare nulla, contraddicendo ogni regola veramente islamica, giustificandosi così: il jihad permette di fare tutto ciò che è proibito.
Nel Sahel, al-Qaeda non ha mai avuto così tanto potere come in questo periodo storico; allo stesso modo Islamic State ha saputo adattarsi e conquistare fette di territorio fino a raggiungere il Mozambico.
Lungi dal creare allarmismi, dobbiamo tutti aprire gli occhi e comprendere che la piaga del jihadismo, e dell’islamismo, non sarà una questione di sicurezza secondaria.
Dopo i recenti avvenimenti in Siria, siamo al 20 gennaio 2026, migliaia di terroristi sono tornati a piede libero. I Curdi che gestivano prigioni e campi per le famiglie dei combattenti dell’IS non hanno più potere e il governo siriano non pare proprio un partner a cui affidare la lotta a questa gente. D’altronde il Presidente era il capo di al-Qaeda in Siria.
È ora che i Governi e la Comunità Internazionale prendano atto che i tempi sono simili a quelli che hanno portato all’11 settembre. Per evitare che la storia si ripeta, sarebbe meglio darsi una svegliata.
