C’è una verità che non possiamo nascondere: a Milano, il 22 settembre, lo Stato ha perso. Non contro i manifestanti più violenti, che da decenni cercano il loro palcoscenico nelle piazze italiane, ma contro se stesso. Perché la giornata di disordini non è stata la dimostrazione della forza degli antagonisti, bensì la prova della fragilità di chi doveva garantire ordine e sicurezza.
Un piano che non c’era
Le avvisaglie erano note. Sui social e nei canali militanti si parlava da tempo e apertamente di “occupare” Milano. Eppure, quando la città si è svegliata, non c’era un vero piano. Le Forze di polizia sono apparse lente, mal dislocate, rigide in schemi che non appartengono più al XXI secolo.
Reparti mobili piazzati come barricate ottocentesche, cordoni statici che lasciavano interi quartieri senza presidio, ordini contraddittori che hanno mandato agenti a rincorrere nuclei violenti come in una partita di scacchi già persa e con mezzi inadeguati. Manganelli in gomma contro spranghe, lacrimogeni contro bombe carta, tattiche di contenimento inutili, sfiancanti per il personale e dannose per gli Agenti, costretti a subire pressioni fisiche da più fronti e da forze preponderanti.
Tecnica e strategia allo sbando
Gli errori tecnici sono sotto gli occhi di tutti: intelligence preventiva debole, schieramenti sbagliati, interventi mal calibrati. Ma più gravi ancora sono gli errori strategici dei Dirigenti dell’ordine pubblico. Nessuna catena di comando chiara, nessun piano dinamico di contenimento, adatto a manifestazioni mobili e frammentate, nessuna comunicazione pubblica credibile: mentre la città era paralizzata, i vertici parlavano di “episodi isolati”. Così, invece di isolare i violenti, si è finito per spingere nella mischia anche manifestanti pacifici e cittadini comuni, trasformando Milano in un campo senza regole.
Il prezzo lo hanno pagato i cittadini
A restare ostaggi, come sempre, sono stati i cittadini. Residenti bloccati nei palazzi, commercianti costretti a chiudere, famiglie colte di sorpresa da cariche improvvise, viaggiatori in arrivo alla Stazione Centrale bloccati tra i due schieramenti. E in prima linea, agenti mandati allo scontro diretto, senza strumenti tecnologici moderni né copertura adeguata e con la spada di Damocle dei soliti videofonini puntati per cogliere ogni gesto di reazione, sebbene consono, ma sanzionabile dall’opinione pubblica in mano ai sinistrati così come dai paritetici organi inquirenti, schierati perennemente dalla parte sbagliata. Il danno più grande, però, è stato alla fiducia. La capitale economica del Paese ha dato l’immagine di una città indifesa e delle istituzioni incapaci di governare la piazza.
Il campanello d’allarme
Non è la violenza dei soliti antagonisti a fare notizia, la conosciamo da decenni. È la pessima gestione dei vertici a trasformare un corteo in emergenza. La giornata del 22 settembre resterà come un campanello d’allarme: senza una rivoluzione nel modo di pensare l’ordine pubblico, Milano, e con lei l’Italia, rischiano di ritrovarsi ogni volta impreparate.
Perché la sicurezza urbana, oggi più che mai, non è un dettaglio, ma parte integrante della sicurezza nazionale. E uno Stato che non sa difendere le sue strade, difficilmente saprà difendere i suoi cittadini.
In altri Paesi europei si interviene energicamente. In Francia anche con gas pruriginosi o al peperoncino che sino a qualche anno fa erano in dotazione anche ai nostri Reparti da ordine pubblico, poi misteriosamente scomparsi…così come le body cam.
In altri Paesi è d’abitudine l’utilizzo di proiettili di gomma tendenti a frapporre idonee distanze di sicurezza tra i vandali di turno e gli schieramenti di Polizia. Gli idranti ad alta pressione in Italia vengono utilizzati (e di rado) come docce benefiche, anche considerato che le masse di disadattati sono composte per lo più da “maranza” delle periferie, antagonisti da “cessi sociali” ed anarco-insurrezionalisti che scambiano le saponette per panetti di “fumo”…
Per arrivare a mezzi coercitivi che sebbene schierati anche solo “per rappresentanza”, vedasi cani antisommossa e Reparti a cavallo, costituirebbero comunque un dissuasivo utile a scongiurare l’aggravarsi di situazioni al limite del contenimento.

In Germania sono state istituite specifiche squadre di intervento che in casi al limite della sommossa, intervengono in modo più che energico protetti da tute pesanti, guanti rinforzati e caschi ed incredibilmente, senza manganelli, ma con la sola forza fisica ed un energia non comune. Eppure non sono marziani…
In ultimo, il mantenimento dell’Ordine pubblico è tutelato dalle leggi del Testo Unico delle Leggi per la Pubblica Sicurezza (TULPS).
Ove si assiste ad un assembramento non autorizzato, si interviene per disperdere, non per “contenere”, anche in previsione dell’arrivo di ulteriori manifestanti che renderebbe ingestibile la situazione.
La sola vista anche solo di una persona travisata dovrebbe portare ad un intervento deciso finalizzato all’identificazione immediata e all’irrorazione della sanzione prevista, senza attendere che a mascherarsi siano altre decine o centinaia di accoliti.
Il blocco stradale, ferroviario o di scali aerei o porti, dovrebbero essere prevenuti da contingenti preparati ad evitare l’organizzazione in massa dei “manifestanti” e, qualora non si riuscisse ad evitare l’assembramento, di scioglierlo ad ogni costo, anche con la forza.
Il personale delle Forze di Polizia non in uniforme, sino ad alcuni anni fa veniva utilizzato ad identificare ed esfiltrare gli elementi più facinorosi durante gli scontri. Oggi gli Agenti ”in borghese” vengono usati in prima linea per cercare “il dialogo” e, successivamente ai vani tentativi e a inusitate concessioni, a contenere le prime linee dei “vandali” in cerca di gloria.
Poi, l’incognita di Funzionari e Dirigenti delle piazze. Per lo più degni servitori dello Stato, nessun dubbio, ma con gravose responsabilità di giustificare ogni ordine, dal contenimento alla carica, all’uso di lacrimogeni, manganelli o idranti ed a motivarne l’utilizzo con successive gravose relazioni informative a Prefetti e Questori che, comodamente seduti sulle loro poltrone, dissertano amabilmente su giudizi, approvazioni o richiami nei confronti dei sottoposti e sui successivi rapporti con il ministero degli Interni.
Mentre da una parte i Nostri Ragazzi in uniforme sono ridotti al ruolo di bersagli neanche troppo mobili e disarmati, dall’altra le masse di idioti funzionali furoreggiano distruggendo i beni pubblici, imbrattando mura, vandalizzando gli arredi urbani e, ben consci dei limiti del “nemico”, arrivando all’assalto frontale con ogni mezzo idoneo a cagionare danni fisici non certo indifferenti, certi della loro impunità.
Infine una riflessione. Un avversario, un nemico, un aggressore, si affrontano con la giusta determinazione o non li si affronta affatto. Nel caso specifico, lo Stato, il nostro Stato, deve tutelare i cittadini. Ergo, non può esimersi dall’affrontare il nemico di turno e con mezzi adeguati. Tanto, i sinistrati avranno sempre da ridire, almeno a ridere saremo noi.
