Il Parlamento italiano è in queste ore ostaggio di una questione, quella della Global Sumud Flotilla, che non ha alcuna attinenza con le problematiche sociali, economiche e politiche che gli organi legiferanti ed esecutivi dovrebbero trattare come urgenti per il nostro paese. Un manipolo di attivisti decide di prendere la strada del mare e portare aiuti a una popolazione in difficoltà, che già ne riceve dagli organismi internazionali delegati allo scopo.
Curioso che su quelle imbarcazioni abbiano deciso di salire parlamentari della Repubblica delegati da noi cittadini e contribuenti a dirimere questioni di interesse nazionale e non certo a farsi paladini, e a loro dire “protettori”, di una missione che ha sospetti legami con Hamas che riceve lauti finanziamenti dal Qatar e gode della benedizione della Turchia e dei Fratelli Musulmani.
Tutto questo non ha scoraggiato gli impavidi navigatori e i politici nostrani che ora hanno deciso, con tanta leggerezza e poca lungimiranza, di rifiutare le mediazioni offerte da Israele per far sbarcare gli aiuti nelle mani di un amico sincero della causa ProPal, come il cardinale Pizzaballa, nel porto di Askelon, a un passo da Gaza, a kilometri 0.
Viene sinceramente da pensare che di “umanitario” questa missione abbia poco e niente e il pensiero viene confermato dalla sfida continua lanciata a Israele di forzare il blocco navale che naturalmente, un paese in conflitto, é nella piena facoltà di promuovere.
Le acque davanti a Gaza sono assegnate dal diritto internazionale al governo di Gerusalemme, non lo sono per capriccio di Netanyahu. Una allegra brigata, quella della Flottilla, che al proprio interno è anche litigiosa e incoerente al punto tale dal costringere un suo membro omosessuale a subire la discriminazione della frangia integralista islamista presente a bordo, che ne censura l’orientamento sessuale. Anche la simpatica Greta Thunberg ha subito la stessa sorte per incompatibilità con il gruppo ma si sa, la convivenza in mare non è semplice e i veri navigatori lo sanno.
In tutto questo, noi italiani tributari siamo costretti a versare l’obolo alla missione inviando, a nostre spese, ben due Fregate della Marina Militare per scortare i flottiglianti vittime di misteriosi e non identificati attacchi durante la navigazione.
Quindi, dei cittadini italiani decidono di intraprendere, a loro rischio e pericolo, una missione in acque internazionali andando incontro a una zona di guerra con il deliberato intento di provocare un incidente politico e diplomatico con una nazione in stato di belligeranza e noi dobbiamo investire risorse pubbliche per proteggerli?
Ministro Crosetto, ma siamo sicuri che è così? Siamo sicuri che è nostro “dovere intervenire”? Il governo e gli apparati di sicurezza italiani conoscono la storia di questa missione, chi la finanzia e chi si cela dietro a questo teatro dell’assurdo spacciato per “missione umanitaria”? Notoriamente i servizi di intelligence e prevenzione del nostro paese sono tra i migliori al mondo e allora non può essere sfuggito loro, come riportato da ormai numerose inchieste giornalistiche, che i legami di questa spedizione con la galassia terrorista islamista sono inquietanti.
La presenza a bordo di nostri parlamentari lo è altrettanto perché, qualora i suddetti legami venissero svelati non solo dai dossier giornalistici ma anche dagli organi competenti di vigilanza, per loro e per chi ha deciso di inviare militari italiani a proteggere le imbarcazioni implicate, non si metterebbe bene.
L’auspicio è che i missionari della Sumud decidano di accettare le mediazioni proposte in queste ore dai governi e che il buon vento li riporti presto a casa, in salute e con la coscienza trionfante per aver portato il seppur poco rilevante carico di aiuti a chi soffre in questo momento pene indicibili per colpa di una organizzazione terroristica sanguinaria assunta a
“governo” di Gaza come Hamas. Una banda criminale che ancora trattiene in ostaggio 48 esseri umani rapiti ormai da due anni. Ma questo in troppi lo hanno dimenticato.
