Hybrid warfare: Colleferro, Vrbetice e il tempo che la verità non rispetta
Il 16 ottobre 2014 un deposito di munizioni vicino al villaggio ceco di Vrbetice esplode. Muoiono due operai. Per sette anni il fascicolo resta chiuso sotto la voce incidente. Nel 2021 la polizia ceca fa un nome: unità 29155 del GRU. Nel 2024, dieci anni dopo, il caso viene archiviato con una frase definitiva, provato oltre ogni dubbio. L’obiettivo dell’operazione, secondo gli inquirenti, era interrompere il flusso di munizioni verso l’Ucraina e la Siria.
Dieci anni. Non giorni. Non settimane. Dieci anni perché uno Stato europeo potesse dire con certezza ciò che aveva sospettato fin dal primo giorno.
Il 13 agosto di quest’anno un incendio colpisce lo stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, alle porte di Roma. Segue un’esplosione nel reparto di pressatura delle polveri. Tre giorni prima, in Bulgaria, un camion parcheggiato vicino a un magazzino della EMCO, altro produttore di munizioni da 155 millimetri, aveva preso fuoco nello stesso modo. La procura di Velletri apre un fascicolo per disastro colposo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto liquida l’ipotesi russa in una frase: non risulta a nessuno che si tratti di altro se non di un problema interno. Può darsi che abbia ragione. Era esattamente ciò che pensavano gli inquirenti cechi di Vrbetice per i primi sette anni della loro indagine.
Noi italiani continuiamo a farci la domanda sbagliata. È stata la Russia. La risposta onesta, sulla base dell’unico precedente comparabile che abbiamo, è che nessuno oggi in servizio alla procura di Velletri sarà probabilmente ancora in carica quando arriverà una risposta definitiva. Non sapere non è prova di niente. Non lo è a favore del sabotaggio, non lo è contro. Ma c’è una seconda domanda che nessuno si è fatto in queste settimane, e questa non deve aspettare nessun tribunale. Chi si sta già comportando come se lo sapesse, e chi aveva già cominciato a guardare Colleferro molto prima che bruciasse.
Partiamo da ciò che si vede alla luce del sole. Le autorizzazioni all’esportazione di componenti d’artiglieria di KNDS Ammo Italy passano da 45 milioni di euro nel 2022 a 143 milioni nel 2023, per assestarsi attorno ai 126 milioni negli ultimi due anni. Un aumento di quasi tre volte, maturato anni prima di qualsiasi incidente di agosto. Quel capitale non si è mosso per Colleferro. Si è mosso perché l’Europa ha deciso, molto prima di questa estate, di avere bisogno di una filiera di munizionamento da 155 millimetri indipendente dal destino di un singolo stabilimento. Ogni euro di quell’aumento era già una scommessa sul fatto che impianti come Colleferro fossero insieme indispensabili ed esposti.
La stessa logica attraversa la parte dell’economia che non aspetta i tribunali. Le clausole di esclusione per rischio bellico e i fondi di riassicurazione antiterrorismo garantiti dallo Stato, la SACE in Italia, i suoi equivalenti altrove, producono un giudizio finanziario reale sulla causa di un sinistro molto prima che qualsiasi governo si pronunci, perché da quel giudizio dipende chi paga. Se il sinistro di Colleferro venga registrato come incendio industriale ordinario o venga fatto rientrare nel fondo antiterrorismo è una decisione che gli assicuratori stanno prendendo ora, in silenzio. È un secondo verdetto, e corre parallelo a quello politico.
C’è poi il settore che guadagna comunque, a prescindere dalla risposta. Ogni esplosione senza spiegazione in un impianto europeo di armamenti è pubblicità gratuita per le aziende che vendono rilevamento anti drone e sorveglianza perimetrale, e le trattative di procurement non aspettano l’attribuzione più di quanto lo facciano gli assicuratori. A Lipsia un drone è rimasto fermo sulla pista di un hub NATO per quattro ore prima che un autista di bus lo notasse. Non un sensore. Un autista.
Ed ecco il dato che non ha bisogno di attendere nessun processo, ed è più preciso di qualunque impressione di mercato. Il 15 luglio, quattro settimane prima dell’esplosione, la polizia tedesca ferma a Monaco un cittadino moldavo di 37 anni sorpreso a far volare un drone sopra un impianto della KNDS, sospettato di riprendere le installazioni per conto di un soggetto straniero. Reuters lo conferma due giorni dopo, con tanto di mandato d’arresto della procura di Monaco. Non è un rischio di settore generico. È una ricognizione ostile, datata, verificata, contro lo stesso gruppo la cui controllata italiana brucerà un mese più tardi. Nella stessa finestra di tre settimane, a Roma, due ex funzionari dei servizi italiani finiscono in manette per aver passato materiale classificato a un contatto legato alla Russia.
Non tutto ciò che succede intorno a KNDS quest’estate riguarda Mosca, ed è bene dirlo chiaramente perché altrimenti l’argomento perde forza invece di guadagnarne. Il 7 agosto, sei giorni prima di Colleferro, il gruppo mette in pausa la propria quotazione in borsa. Non per un sospetto di sabotaggio. Per un divario di valutazione: i proprietari chiedevano 15 miliardi di euro, gli investitori ne offrivano intorno ai 12. È la prova che non ogni prudenza attorno a questa azienda ha una causa russa. Ed è proprio per questo che il drone di Monaco pesa di più, non di meno. Quando isoliamo ciò che ha davvero una spiegazione nota e verificabile, ciò che resta si vede con più chiarezza, non con meno.
Ecco allora la conclusione che Vrbetice ci autorizza a trarre, senza bisogno di aspettare la procura di Velletri. Non sappiamo, e forse non sapremo per anni, se l’incendio di Colleferro sia stato acceso da una mano ostile o da una polvere instabile in un reparto che ha già avuto altri incidenti nella sua storia. Ma sappiamo, con la certezza di un mandato d’arresto tedesco e non di un’impressione, che qualcuno stava già filmando quello stesso gruppo industriale un mese prima. La domanda giusta non è più se credere al sabotaggio. È perché continuiamo a trattare come coincidenza il fatto che il bersaglio fosse già sorvegliato prima ancora di prendere fuoco.
Vrbetice ha impiegato dieci anni per chiudersi. Il drone di Monaco non ci chiede di aspettare altrettanto per capire che KNDS non è mai stata solo un’azienda che ha avuto un incidente.
