Quello di Charlie Kirk è uno di quegli omicidi politici destinati a segnare un’epoca che, per quanto riguarda l’Occidente, si preannuncia a tinte fosche ogni giorno di più. Questo a causa di una concatenazione di eventi, di scelte politiche e di campo, rigorosamente contro questo e/o quello, ma mai realmente e concretamente pro qualcosa e/o qualcuno che i vari movimenti e partiti, cosiddetti, progressisti hanno fatto propri da sempre con la consueta ben nota scarsa lungimiranza, atavicamente inclini come sono a cavalcare l’onda del legittimo malcontento popolare e disagio sociale, per lo più per demolire lo status quo ante e giammai per costruire qualcosa di realmente buono e durevole che lo possa validamente sostituire.
Tradizionalmente antagoniste di quella triade Dio, Patria e Famiglia cui un adagio popolare ha ascritto la nefasta responsabilità della riduzione in cenere dell’uomo, la sinistra di ispirazione marxista, non meno delle forze progressiste tendenzialmente libertarie ed antiborghesi —quantunque spesso e volentieri generate e/o perfino sponsorizzate proprio da quella stessa borghesia — si sono solo rivelate capaci di sostituire quella con le fallimentari triadi, rispettivamente, “Partito, Popolo, Collettività”, ovvero “Diritti, Democrazia, Inclusione”.
Due gli archi temporali storici — ovviamente distinti — che hanno caratterizzato l’ascesa, declino e morte del sogno che ha motivato alla presa sociale e culturale degli esponenti propalatori del primo mito, quello marxista, così come del secondo che possiamo leggere come una versione addomesticata del primo.
Il primo arco si è chiuso con il collasso, sotto il peso delle proprie inefficienze, dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, formalizzato nel 1991. Il secondo arco ha preso le mosse dal crollo del Muro di Berlino del 9 novembre 1989, evento simbolico della fine dell’ordine bipolare e dell’inizio di una nuova stagione politica in Europa.
Il vento del cambiamento ha preso a spirare, come al solito, dagli Stati Uniti, ed in particolare dalle università della West Coast, per poi giungere in Europa ai tempi del Maggio Francese del 1968, e successivamente diffondersi al resto del Vecchio Continente sull’onda dei miti ideologici internazionalisti di matrice sovietica e cinese. Nello specifico le proteste del 1968 sulla West Coast nacquero da un intreccio di lotta per i diritti civili, controcultura giovanile e fermento studentesco, amplificate da un contesto internazionale di mobilitazioni giovanili e da una particolare concentrazione di università progressiste.
Tali processi, come noto, si innestarono sull’onda, anche emotiva, della contestazione della politica imperialista statunitense simboleggiata dalla Guerra del Vietnam (1965-1975), come pure sulla crisi di legittimità del sistema economico globale nato dagli accordi di Bretton Woods del 1944.
Quel sistema, basato sulla convertibilità del dollaro in oro, che entrò in crisi negli anni Sessanta e crollò definitivamente con il cosiddetto Nixon Shock del 15 agosto 1971, quando gli Stati Uniti sospesero unilateralmente la convertibilità del Biglietto Verde. Un tentativo di salvataggio fu lo Smithsonian Agreement del dicembre 1971, che consentì svalutazioni e margini di fluttuazione, ma senza successo: nel 1973 si passò definitivamente a un sistema di cambi flessibili.
Da lì prese corpo il cosiddetto nuovo ordine mondiale (NWO), con una lenta transizione che avrebbe poi portato alla creazione dell’Unione Europea, ai Trattati di Maastricht del 1992, e infine all’introduzione dell’Euro nel 1999 (circolazione scritturale) e nel 2002 (banconote e monete).
Il recente omicidio di Charlie Kirk, avvenuto il 10 settembre 2025 durante un evento in Utah, non rappresenta, in questo senso, solo un tragico episodio di cronaca, ma si inserisce in quella lunga catena di fratture storiche, ideologiche ed economiche che hanno progressivamente destabilizzato l’Occidente.
Da un lato, la dissoluzione delle grandi narrazioni collettive nate a Yalta nel 1944 e sopravvissute fino alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, dall’altro la crisi delle tradizioni ideologiche che hanno alimentato tanto le destre conservatrici (Dio, Patria, Famiglia) quanto le sinistre progressiste (Diritti, Democrazia, Inclusione), lasciando un vuoto politico e culturale che si traduce oggi in polarizzazione estrema e violenza.
L’assassinio di Kirk, fondatore del movimento giovanile conservatore Turning Point USA, assume così un valore simbolico: il segno che il conflitto tra queste triadi non si combatte più solo sul terreno delle idee o delle urne, ma rischia di spostarsi sempre più sul terreno della delegittimazione fisica e dell’eliminazione dell’avversario politico, come del resto già avvenuto a suo tempo in Europa all’epoca dei cosiddetti “Anni di piombo”.
Anni che videro le frange più radicali e meno imborghesite dei partiti della sinistra europea occidentale prendere le distanze dalle indicazioni programmatiche degli storici movimenti e partiti di riferimento, in primo luogo da quelle dei vari Partiti Comunisti all’epoca in auge – a cominciare dal PCI –, per abbracciare la lotta armata.
Una lotta armata che all’epoca vide i vari gruppi attivi in Europa fare in qualche modo fronte comune sotto l’egida di un famoso e famigerato estremista rivoluzionario, al secolo Ilich Ramírez Sánchez, meglio noto con il nome di Carlos “lo Sciacallo”, che ne promosse l’apparentamento all’allora OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che a sua volta è lecito supporre prendesse ordini da un Cremlino che perseguiva l’obiettivo, un po’ come oggi, di destabilizzare dall’interno il proprio avversario in tutte le sue forme: tanto dicasi pur osservando che, ad onor del vero, nello specifico Carlos pur ricevendo appoggi da Stati o enti del blocco sovietico, aveva una rete internazionale molto variegata (Stati arabi, gruppi rivoluzionari, supporti locali ecc.).
Tuttavia, poiché in certi frangenti è meglio prevenire che curare, anche se nello specifico di certe dinamiche vi è chi potrebbe obiettare che alcune affermazioni circa il legame diretto tra Carlos e il KGB (o altri servizi sovietici) restano a tal segno dibattute da far si che alcune fonti considerino certe storie (addestramento segreto, reclutamento formale da parte del KGB) come parte del mito costruito attorno alla figura di Carlos ( a tale proposito si legga l’articolo “Secret Bedfellows? The KGB, Carlos the Jackal and Cold War Psychological Warfare”), va notato come nel contesto della Guerra ibrida attuale in Ucraina non poche sono le concrete ed articolate evidenze (ne parleremo in un dossier di prossima pubblicazione) di un apparentamento di tipo Proxy di Mosca con le mafie russe. Un apparentamento volto a promuovere varie e variegate azioni di destabilizzazione in tutta l’Europa Occidentale che troppe similitudini con il passato riecheggiano nel presente confronto tra la EU e le Federazione Russa.
Tanto si rammenta e sottolinea poiché, a ben guardare, la situazione attuale presenta significative analogie con gli eventi pregressi sin qui richiamati, analogie che assumono una particolare rilevanza nel momento in cui guardiamo agli eventi correnti stabilendo un ponte ideale tra la Guerra del Vietnam dell’epoca e l’attuale Guerra a Gaza, come pure tra le frange intransigenti rivoluzionarie della sinistra militante ed i movimenti “Pro Palestine” odierni che appaiono palesemente organizzati e gestiti politicamente da affiliati a vario titolo ad un Hamas che surrettiziamente riceve il supporto di un Cremlino che, mutatis mutandis, persegue i, per molti versi, medesimi obiettivi che un tempo furono dell’URSS e veicolati in qualche modo dallo Sciacallo”.
In questo senso la partita che ha preso inizio con la tragica morte di Kirk rischia, qualora la lettura qui data fosse confermata, di produrre una deriva violenta, –delle cui possibili proporzioni pochi paiono essersi resi conto–, per tutto quanto fa da corollario oggi al singolare e deprecabile evento che da più parti sembra si cerchi di derubricare ad atto isolato e non per certo ideologico.
Il problema reale da affrontare con urgenza in questo frangente è, per tanto, l’individuazione di chi ha realmente armato la mano dell’assassino di Kirk: un problema che ritengo debba essere risolto quanto prima per evitare che la situazione precipiti nel caso in cui una condanna a morte dell’omicida scateni le piazze provocando una prevedibile reazione dell’establishment statunitense attuale, con tutto ciò che da questo potrebbe prendere il via tanto negli Stati Uniti, quanto nell’intero Occidente.
Certo è che se, come solitamente doveroso in simili frangenti, si pone attenzione alla domanda “Cui prodest” per orientare la ricerca della verità, emergono non pochi più che legittimi sospetti quanto al chi vi sia dietro tutto questo, sospetti che decisamente auspicano una presa di coscienza che, se tempestiva, potrebbe evitare che le due opposte fazioni in campo negli Stati Uniti finiscano per cadere nella trappola tesa da chi punta, ora come ora, a renderle i classici capponi di Renzo: ché se in questo frangente in campo vi è un maestro nella guerra ibrida, questo è sicuramente Vladimir Putin.
Fonti:
1 https://www.britannica.com/biography/Carlos-the-Jackal?utm_source=chatgpt.com ; https://www.upi.com/Archives/1994/08/15/Carlos-Ramirez-aka-The-Jackal-captured-in-Sudan/1838776923200/?utm_source=chatgpt.com ;
3 https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1057610X.2018.1471970?utm_source=chatgpt.com
