Il fronte BRICS e la crisi europea
La distanza tra la realtà geostrategica del pianeta e il perimetro burocratico gestito a Bruxelles ha raggiunto una soglia di non ritorno. Per la nuova edizione della rubrica Scacchiere Globale, l’analisi degli eventi compresi tra il 7 e il 13 settembre 2026 conferma la definitiva divaricazione tra la realtà geostrategica mondiale e l’autoriferito perimetro burocratico dell’Unione Europea. Mentre il baricentro del potere globale si sposta verso alleanze multilaterali concrete e il malcontento popolare travolge i governi centristi del continente, le istituzioni comunitarie si ostinano a rifugiarsi in un’agenda priva di qualsiasi aderenza con i rapporti di forza reali. Le dinamiche registrate confermano l’incapacità dell’Unione Europea di agire come soggetto sovrano, ridotta ormai a spettatrice passiva delle trasformazioni guidate dalle grandi potenze e dai mercati emergenti.
India e BRICS: il consolidamento del fronte multipolare
Il segnale geostrategico più rilevante della settimana arriva direttamente da Nuova Delhi, dove si è aperto il diciottesimo vertice dei BRICS con la presenza contestuale di Xi Jinping, Vladimir Putin e Masoud Pezeshkian. La loro presenza sulla stessa piattaforma di confronto segnala la volontà precisa di accelerare la costruzione di un ordine multipolare svincolato dai diktat occidentali. I dossier affrontati in India, che spaziano dalla gestione delle crisi nel quadrante mediorientale all’innovazione tecnologica, fino alla strutturazione di circuiti finanziari e commerciali resilienti rispetto alle sanzioni americane, mostrano come il blocco multilaterale stia costruendo infrastrutture operative autonome.
L’Occidente, bloccato tra le proprie rigidità normative e le politiche protezionistiche a trazione atlantica, assiste da una posizione di debolezza alla riorganizzazione delle direttive di scambio mondiali. La determinazione con cui Mosca ha saputo resistere alle batterie di sanzioni europee e americane, rilanciando al contempo la propria presenza economica nei mercati asiatici e consolidando l’intesa con Pechino, certifica il fallimento delle strategie di isolamento tentate dall’Unione Europea. La Russia si conferma un attore centrale, capace di dettare l’agenda geopolitica e di sfruttare le fragilità strutturali di un blocco comunitario incapace di difendere i propri mercati.
Germania e Svezia: la scossa elettorale travolge il modello burocratico
Sul fronte interno all’Europa, la crisi di legittimità delle cancellerie tradizionali e del modello tecno-burocratico ha toccato un punto di rottura definitivo. In Germania, la travolgente affermazione dell’AfD, arrivata a consolidare un peso politico fondamentale al 44% in bacini chiave come la Sassonia-Anhalt in vista dei prossimi passaggi elettorali a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania, rispecchia una spinta identitaria e conservatrice ben più ampia. L’avanzata dei Democratici Svedesi nel voto per il Riksdag e la tenuta delle forze sovraniste in Francia, Austria e Portogallo dimostrano che il consenso verso il paradigma dell’integrazione comunitaria si è disgregato.
Non si tratta di scosse congiunturali o di proteste estemporanee, ma della risposta materiale delle comunità nazionali al processo di deindustrializzazione forzata, alle stangate regolatorie del Green Deal e all’esplosione dei costi energetici scaricati su famiglie e imprese. Le regole fiscali e le direttive sull’efficientamento guidate da Bruxelles si sono rivelate una gabbia per i tessuti produttivi nazionali, provocando la perdita di competitività delle filiere storiche del continente.
Israele e Medio Oriente: il pragmatismo della forza contro la diplomazia astratta
Le pressioni diplomatiche europee registrate questa settimana hanno trovato la ferma opposizione di Gerusalemme. Sul teatro operativo della regione, le risposte tattiche israeliane e il rigetto di qualsiasi intesa penalizzante sul disarmo di Hamas riaffermano un principio strategico ineludibile: la tutela dei propri confini e la sicurezza nazionale non possono essere subordinate alle mediazioni al ribasso o alle pretese delle cancellerie europee.
Mentre Bruxelles e i forum internazionali si perdono in dichiarazioni formali e tentativi di condizionamento diplomatico privi di qualsiasi efficacia sul campo, Israele dimostra che la sovranità reale si difende garantendo l’autonomia delle scelte militari e strategiche. Il fermo presidio del proprio territorio e la risposta speculare alle minacce destabilizzanti dell’estremismo regionale rappresentano l’unico baluardo di stabilità nel Mediterraneo allargato, smentendo la narrazione e le esitazioni della diplomazia occidentale.
Europa tra stallo industriale e retorica istituzionale
In questo quadro di frammentazione, la situazione dell’industria europea sfocia nella protesta aperta. La manifestazione degli imprenditori dell’Eurometal porta in piazza la disperazione del comparto manifatturiero continentale, strozzato dal costo dell’energia, dai vincoli normativi e dalla concorrenza sleale dei mercati esteri. Di fronte al rischio di una desertificazione industriale senza precedenti, la Commissione Europea risponde con audizioni settoriali, tavoli di confronto burocratici e piani di conversione scollegati dalla sostenibilità economica.
La scomparsa in Italia di Emma Bonino, figura storica del federalismo e dell’atlantismo più ortodosso, chiude idealmente un’epoca politica e lascia l’architettura comunitaria priva dei suoi riferimenti tradizionali, scoprendone l’incapacità operativa nel gestire le grandi sfide del presente.
Sintesi strategica per il Sistema Paese
Di fronte all’evoluzione del quadro internazionale e agli eventi della settimana tra il 7 e il 13 settembre 2026, l’Italia deve adottare un’impostazione fondata sul più rigido realismo politico ed economico:
- Tutela del tessuto industriale: Contrastare le politiche ideologiche sul clima e le stangate regolatorie di Bruxelles per proteggere la competitività del manifatturiero nazionale e la sovranità energetica.
- Pragmatismo geopolitico: Preservare la flessibilità strategica nel Mediterraneo allargato e nei rapporti con i mercati emergenti, evitando di cedere a narrazioni di comodo o a vincoli ideologici sanzionatori che rischiano di isolare la nazione.
- Difesa dei processi decisionali: Respingere ogni tentativo comunitario di superare il principio dell’unanimità o il diritto di veto sugli investimenti e sulle politiche di difesa, garantendo l’autonomia decisionale dell’esecutivo.
- Autonomia informativa e sicurezza: Mantenere un approccio analitico indipendente nella valutazione dei quadri di sicurezza nazionali, garantendo la protezione delle infrastrutture critiche e dei nodi logistici nel Mediterraneo.
Il mondo reale si riorganizza attorno all’energia, all’industria e ai rapporti di forza reali. L’Europa sceglie di conservare i propri cavilli procedurali. L’Italia ha il dovere di tutelare i propri interessi nazionali prima che sia troppo tardi.
