La Regione Lazio investe più soldi per Gaza che per i suoi cittadini
È un fatto curioso quello accaduto in Regione Lazio la settimana scorsa quando, in sede di approvazione dell’assestamento alla manovra di bilancio 2025/2027, si è deciso di destinare 2,1 milioni di euro alla “emergenza umanitaria che sta colpendo la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e Cisgiordania”. La curiosità è soprattutto dettata dalla genesi dell’emendamento richiesto dalle opposizioni di sinistra e passato con la benedizione del presidente della Regione, Francesco Rocca, che lo ha ritenuto indispensabile, a suo dire, per dare un segnale in una crisi di portata mondiale.
Nobili i propositi del presidente e del suo consiglio regionale che approva questa elargizione, ma viene da chiedersi se questo è il compito preciso delle regioni e se è la maniera utile e ortodossa di utilizzare i soldi dei cittadini, di noi contribuenti.
Esistono già organi mondali preposti a distribuire aiuti e fondi per cause internazionali e il provvedimento sembra preso su un’onda emotiva e non appare figlio di un progetto strutturato. Si è creato un fondo specifico per aiutare la causa umanitaria palestinese, ma non sembra esserci una missione o una destinazione specifica di questi aiuti in denaro.
Viene da chiedersi perché proprio Gaza e non l’Ucraina oppure il Sudan, dove ormai i morti e feriti causati da un conflitto atroce e da una vera carestia sono milioni. È ormai notizia certa sulle ingenti quantità di aiuti, miliardi di dollari ed euro arrivati a Gaza e di quanti ne arrivino ancora costantemente e quali destinazioni criminali abbiano preso, intercettati da Hamas e utilizzati per portare guerra, sangue e morte nelle strade di Israele e costruire i famigerati tunnel dove sono detenuti i rapiti israeliani da 20 mesi.
Anche ammesso che la Regione Lazio sarà capace di seguire il percorso della somma importante che ha stanziato e verifichi che arrivi veramente a chi ne ha bisogno, sono altre le domande spontanee da porsi: perché una somma minore in bilancio, 1.8 milioni di euro, destinata al monitoraggio di ponti, viadotti, strutture della rete stradale laziale, con una rete viaria che ha già mille problemi di sicurezza derivati dalla cattiva gestione delle aziende che la controllano?
Evidentemente per il consiglio e il suo presidente questa è una priorità minore, quando invece compito dell’ente dovrebbe essere proprio quello di curare la cosa pubblica, secondo il mandato degli elettori.
La stessa cifra destinata alla prevenzione della diffusione del virus West Nile,1.5 milioni di euro, è anch’essa minore rispetto a quella destinata ai palestinesi. Evidentemente, per le priorità della Regione Lazio curare i gazawi è più importante che proteggere i cittadini dell’agro pontino e zone limitrofe che stanno vivendo l’emergenza per questa malattia virale. Basterebbe che i consiglieri regionali facessero una passeggiata al Pronto Soccorso del San Camillo o dei pochi nosocomi romani e laziali rimasti aperti.
Forse, vedendo le peripezie di medici e personale infermieristico nel cercare di prestare assistenza e le odissee vissute dai malati, sbattuti su barelle e sedie di emergenza per giorni, in attesa di un letto per un ricovero, si renderebbero conto che forse la nostra Gaza la abbiamo sotto casa e non vi è bisogno di cercarla in Medio Oriente.
