La bufera che sta investendo la galassia del mondo ProPal in seguito all’arresto di Mohammed Hannoun e di altre otto persone sta avendo risvolti mediatici per certi aspetti tragicomici. Tante le reazioni scomposte di politici, giornalisti e opinionisti legati culturalmente, ideologicamente o per interessi di varia natura al mondo della causa palestinese. Una causa che negli anni è diventata un business per chi l’ha sposata. Libri dedicati divenuti best seller in poche settimane dalle loro uscite nelle librerie. Ospitate a gettone nei talk show televisivi, inviti a conferenze e convegni. Una serie di attività con un ritorno di immagine per attori e cabarettisti che hanno trovato, attraverso l’adesione al motto “free Palestine”, un rilancio a carriere mediocri sul viale del tramonto e una rinnovata notorietà. Giornalisti che hanno trovato in trasmissioni monotematiche sul conflitto a Gaza e il linciaggio quotidiano di Israele un inesauribile filone, la gallina dalle uova d’oro dei loro talk.
Ma quello che colpisce di più in queste ore sono le reazioni scomposte della classe politica che negli anni, sposando la causa filo palestinese tout cort, ha coccolato e vezzeggiato Hannoun, seguendolo e invitandolo ovunque, introducendolo nelle nostre sedi istituzionali e seguendolo in viaggi avventurosi verso mete e paesi discutibili, con l’intento di procurare fondi per associazioni che, per la procure italiane antiterrorismo e antimafia, evidentemente così benefiche non sono e e che per gli inquirenti sono una delle macchine che produce soldi per Hamas.
La veemenza delle reazioni che arrivano da esponenti dei 5 Stelle, da Avs e da alcuni sindaci piddini con minacce di querele, indignazioni varie, anatemi lanciati attraverso le proprie bacheche sui social, suscitano una sensazione mista tra dramma e ilarità perché sopra le righe nei toni e nei contenuti negando le evidenze della loro mal riposta e cieca partigianeria.
Dramma perché, nelle inchieste partite da Genova, le intercettazioni e le indagini chiariscono già quanto possa essere inquietante la figura di Hannoun, simpatizzante di Hamas (così si definisce nelle interviste egli stesso) che festeggia alle morti dei civili israeliani, in particolare modo dei bambini, ben prima delle stragi del 7 ottobre ma anche in attentati precedenti.
Lo stesso vale per le persone a lui vicine e indagate. Personaggi squallidi dai quali prendere le distanze a prescindere e che invece hanno trovato una sponda istituzionale in chi, come Francesca Albanese, ci si è trovata assieme a conferenze e convegni.
La relatrice Onu, dettasi ignara su chi fosse realmente Hannoun, dimostra ancora di più quanto lei sia inadeguata al ruolo che ricopre.
Chi ha incarichi come il suo dovrebbe conoscere alla perfezione i personaggi ospitati nei consessi con lei presente. Ovviamente una difesa d’ufficio puerile e inaccettabile la sua.
“Un bel tacer non fu mai scritto” declama il poeta e così, mentre la Boldrini, la Ascari, la sindaca Salis, Bonelli e Di Battista si agitano come pesci in un acquario di acqua torbida minacciando querele e lanciando strali, lo scaltro Giuseppe Conte, anche lui fotografato in compagnia di personaggi ambigui e nominati nelle intercettazioni delle procure come Sulamain Hjiazi, rimane in silenzio. Probabilmente consapevole che siamo solamente all’inizio della bufera e stare sotto coperta è per lui conveniente.
In attesa delle prossime puntate di questa “Palestina connection”, attendiamo gli eventi.
