L’operazione “Leone ruggente” (in ebraico Haria shoag) iniziata alle 7 (ora italiana) del 28 febbraio, è stata ampiamente anticipata da un’ampia campagna informativa e giornalistica e seguita da ampie analisi da parte di specialisti di settore ma anche e, soprattutto, da tuttologi, solitamente sinistrati.
Segreti ben custoditi quelli sulla data e l’ora di avvio dell’operazione. Per giorni si è dibattuto sulla data propizia, sulle modalità, sulla fattibilità, senza tenere conto che il Tycoon non avrebbe deciso in autonomia, ma con l’assenso di Israele, il Paese più esposto alle ritorsioni iraniane sia per mere questioni politiche, sia anche per la vicinanza geografica rientrante nel “range” della maggior parte degli arsenali missilistici di Teheran.
Ma vi è una variabile sottovalutata da molti: la concomitanza con l’iftar, la rottura del digiuno durante il mese del Ramadan e l’inizio del Shabbat ebraico.
Israele nella sua storia è stato spesso colpito in concomitanza delle festività proprie del calendario ebraico. La guerra dello Yom Kippur inizio proprio il 6 ottobre 1973 e venne per l’appunto così denominata poiché scatenata da Siria ed Egitto proprio nel giorno dell’espiazione, ovvero del pentimento. Una giornata di digiuno totale e di riflessione durante la quale la maggioranza dei praticanti si astiene da qualsiasi attività. Il 7 ottobre 2023 Hamas scatenò i suoi terroristi durante la giornata di Simchat Torah, la festa che celebra la conclusione annuale della lettura pubblica della Torah e l’inizio del nuovo ciclo, che si conclude con la sacra celebrazione di Sukkot, la “Festa delle capanne”.
Impossibile non rilevare la coincidenza tra l’inizio degli attacchi durante giornate nelle quali Israele materialmente si ferma per osservanza alle regole religiose.
Nel caso del 28 febbraio, i vertici israeliani, ancora scottati dal massacro del 7 ottobre, hanno rilevato specifici movimentazioni di rampe, colonne militari ed esercitazioni mirate degli iraniani che, anche secondo la stampa specializzata, avrebbero inteso compiere il primo passo con una sorta di Blietzkrieg a sorpresa contro Gerusalemme. Proprio tali motivazioni avrebbero indotto Netanyahu a fornire il proprio consenso a Trump e giocare d’anticipo.
Cronaca di 24 ore di guerra
Lo Stato maggiore israeliano ricevuti i dati rilevati “de visu” dagli Asset sul territorio iraniano ha provveduto a compararli con la geolocalizzazione a cura dell’unità 8200 dell’AMAN, ottenendo l’esatta posizione degli obiettivi da eliminare.
Alle 7 di sabato, l’IAF riceve l’ordine di attacco, con il supporto dell’USAF e centinaia di cacciabombardieri, droni e missili attaccano gli obiettivi assegnati, dando inizio all’operazione “Leone ruggente” in tutto il territorio dell’Iran.
Presi di mira Comandi dell’IRGC, piste aeronautiche, rampe di lancio fisse e mobili ed i palazzi del potere.
In particolare, l’operazione è iniziata con un attacco a sorpresa dopo che l’Aman ha avuto contezza di due diverse località a Teheran dove si erano riuniti i vertici della leadership della sicurezza iraniana.
Il bilancio dei raid condotti ieri è più che lusinghiero.
Eliminati il leader supremo Ali Khamenei, il cui corpo viene rinvenuto sotto le macerie del bunker sotterraneo ove sperava di trovare rifugio, colpito con le “bunker buster”. Insieme a lui il figlio, designato successore, Mojtaba, designato poiché chierico sciita (Hojjatoleslam), Figura con una significativa influenza nei circuiti di potere interni e Considerato vicino ai vertici dei Pasdaran .
Ma l’elenco si allunga ora dopo ora. Ad essere eliminati sono anche Alì Shamkhani, Segretario del “Consiglio di Difesa”, Muhammad Pakpour, Comandante delle Guardie della Rivoluzione e uno dei promotori del ‘programma per la distruzione di Israele’, Salah Asadi, Capo del dipartimento intelligence del comando di emergenza e ufficiale di intelligence senior dello stato maggiore supremo delle forze iraniane, Mohammad Shirazi Capo dell’ufficio militare del leader del regime, Aziz Nasirzadeh, che Ha ricoperto il ruolo di Ministro della Difesa, Hassan Jaaberi Amelian, Presidente dell’organizzazione SPND, responsabile dello sviluppo di tecnologie e mezzi bellici avanzati per il regime, Reza Mahdavi-Nia, Ex Presidente dell’organizzazione ‘SPND’ incaricato di promuovere sforzi per lo sviluppo di armi nucleari. All’elenco si aggiunge l’ex presidente Mahmud Ahmadinead.
Colpiti e distrutti il Palazzo presidenziale, il quartier generale dell’IRGC, quello dei Basij, il Ministero dell’Intelligence, la sede della televisione di stato e numerose installazioni militari nelle località di Qom, Isfahan, Kermanshah, Tabriz, Karaj, Busheir, Esfahan e Ilam.
Nell’elenco figurano luoghi destinati da tempo all’arricchimento dell’uranio ed alla fabbricazione di droni e missili tra i quali i micidiali Shaheed.
Completamente smentita la fake new secondo la quale un missile israeliano avrebbe colpito una scuola a Minab provocando la morte di 50, anzi 70, poi 100 studentesse iraniane.
La distruzione dell’edificio è stata provocata dalla ricaduta di un missile Shaheed in dotazione all’IRGC causata da un malfunzionamento degli iniettori. Ma siamo ben consci che Hamas ha fatto scuola di propaganda ed i “boccali” nostrani sono sempre pronti a porsi dalla parte sbagliata della storia.

Dal canale Sepah Quds. Traduzione integrale: Impatto di un missile aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione contro una scuola nel distretto di Minab, provincia di Hormozgan. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato che si è trattato di un errore involontario e che verrà intrapresa un’azione seria contro i responsabili di questo incidente.
La risposta iraniana
In risposta all’attacco, le forze iraniane hanno lanciato circa 830 tra droni e missili a media e lunga gittata colpendo, nel complesso, 11 diversi paesi: Emirati Arabi, Bahrein, Oman, Cipro, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar, Siria Arabia Saudita e, ovviamente Israele con 200 missili 36 droni.
Attaccata la base USA di Erbil che ha riportato ingenti danni alla infrastrutture causata dall’impatto di un missile iraniano contro un deposito di munizioni.
Oltre a quanto detto, le forze del Regime hanno provveduto a distruggere un Istituto di istruzione, di cui abbiamo già abbondantemente trattato ed autoaffondarsi una petroliera nello Stretto di Hormuz nel puerile tentativo di bloccare il traffico marittimo e di provocare l’inquinamento delle acque circostanti.
Il lancio di missili verso Israele è ben lungi dall’essersi concluso, ma lo sbarramento dei sistemi di intercettazione messo in atto dal’Asse USA – Israele, sta evitando l’impatto di circa il 90% dei vettori iraniani.
Inoltre, nella prima mattinata di oggi, 1 marzo, il Ministro della Difesa di Gerusalemme, Israel Katz, ha confermato l’ottenimento della supremazia aerea totale israeliana su Teheran nell’ambito dell’Operazione Lion’s Roar.
In una dichiarazione diretta, Katz ha annunciato: “Per la prima volta, i jet dell’Aeronautica Militare operano in modalità ‘sostitutiva’ sui cieli di Teheran in un potente attacco contro obiettivi del regime e della sua oppressione nel cuore della capitale”.
Katz ha confermato che il piano operativo è stato approvato da lui stesso e dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu, dichiarando: “D’ora in poi, un ‘treno aereo’ senza sosta opererà per colpire con potenza gli obiettivi a Teheran”.
(Nel momento in cui redigiamo il presente articolo, le operazioni sono ancora in corso)
Operazione in corso, ma manca un quadro esaustivo
Doveroso riportare la cronaca degli eventi di ieri, ma altrettanto fondamentale il tentare di ricostruire come nelle sole tre ore successive all’inizio dell’operazione, sia stato possibile eliminare l’intero Establishment iraniano. Qualcosa sembra essere sfuggito a tutti, ovvero, il lungo prologo che ha permesso l’avvio delle operazioni.
La misteriosa scomparsa di Esmail Qaani
Nel giugno 2025, la guerra dei 12 giorni, a sua volta anticipata dalle varie operazioni di Intelligence contro la leadership di Hezbollah, aveva permesso a Israele di colpire il programma nucleare (siti di Natanz, Fordow, Isfahan) e le infrastrutture energetiche, mirando a indebolire le capacità militari dell’Iran. Notevole l’indebolimento di ogni asset strategico di Teheran a malapena sopravvissuto ad una distruzione totale delle proprie capacità belliche.
Nell’occorso considerato l’arco temporale delle operazioni belliche e di intelligence aggressiva, sono state innumerevoli le figure di spicco del regime teocratico e dei proxy, Hezbollah e Houthi, ad essere stati eliminati.
All’appello dei sopravvissuti inizialmente non rispondeva Esmail Qaani, capo della Forza Quds iraniana, dato per disperso o deceduto durante i bombardamenti su Teheran.
Nella settimana successiva alla conta dei danni, Qaani ricompare come un redivivo, ma la sua figura perde progressivamente di visibilità.
Quasi incredibilmente non è (finora) comparso neanche nella lunga lista degli eliminati nei raid del 28 febbraio, pur considerando l’ampia gamma di obiettivi specifici colpiti su indicazioni di asset israeliani operanti in Iran. Coincidenza, defezione o altro?
Il riconoscimento del Somaliland
Unico Stato membro dell’Onu a riconoscere il Somaliland come entità statale indipendente è stato Israele, il 26 dicembre 2025.
In parallelo le autorità di Harghesia, la capitale del neonato Stato, hanno espresso l’intenzione di avviare un’ampia partnership strategica che includa ogni settore, ivi compreso quello della sicurezza. La natura dell’accordo trova un’essenza geostrategica connessa alla posizione geografica del territorio, situato sul Golfo di Aden e in prossimità dello Stretto di Bab El-Mandeb, un passaggio marittimo essenziale che separa Gibuti dallo Yemen e nodo di comunicazione tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.
Per tali ragioni il Somaliland viene spesso indicato come uno dei punti nevralgici più sensibili del sistema commerciale ed energetico globale, attraverso cui transita circa il 1 % del traffico mondiale.
Israele ha avuto la vista lunga, considerando il crescente processo di militarizzazione della penisola arabica e del Mar Rosso in particolare.
Il Somaliland rappresenta, quindi, per Gerusalemme una sorta di testa di ponte sia per monitorare le rotte marittime vicine, sia anche per espandere in profondità le proprie capacità di deterrenza e rispondere alle minacce degli Houthi presenti nello Yemen settentrionale.
Il ruolo degli asset israeliani
In un’intervista dell’ottobre 2024 ad un canale televisivo turco, L’ex presidente dell’Iran Ahmadinejad dichiarava che “I servizi segreti iraniani avevano creato un’unità per colpire gli agenti del Mossad in Iran. Tuttavia, il capo di questa unità si è rivelato essere lui stesso un agente del Mossad, insieme ad altri 20 agenti.”
A conferma di quanto dichiarato dall’ex presidente iraniano, effettivamente negli ultimi anni, agenti sotto copertura dell’Intelligence di Gerusalemme si sono infiltrati in Iran con particolare predilezione per le professioni sanitarie di medici generici e odontoiatri.
Le risorse impiegate hanno dato priorità ad avvicinare militari chiave e personaggi dell’Establishment.
In particolare, durante i controlli dentistici di routine, hanno impiantato dispositivi di localizzazione utilizzando la banale copertura fornita da otturazioni per le carie rilevate. In parallelo, gli “specialisti” in altre branche della medicina hanno provveduto, a secondo delle competenze, ad impiantare dispositivi simili nei loro pazienti d’élite.
Ovvia la conseguenza di una localizzazione permanente dei soggetti che, se nella guerra dei 12 giorni ha portato all’eliminazione mirata dell’intera Leadership di Hezbollah, nella giornata iniziale dell’operazione “Leone ruggente” ha semplificato il compito dell’aviazione nell’eliminazione di prominenti esponenti del Governo di Tehran, ivi compreso Ali Khamenei, eliminato con l’utilizzo di Bunker Buster nel suo rifugio al di sotto del Palazzo governativo.
A dimostrazione di tali illazioni, gli Asset israeliani erano così vicini al cadavere di Khamenei che non solo hanno trasmesso l’ora e il luogo precisi dell’incontro tra il Leader Supremo e i massimi funzionari dell’IRGC, ma hanno scattato le prime foto del suo cadavere ben prima che lo stesso Iran potesse confermare l’avvenuta eliminazione del suo Leader maximo.
Per fornire un quadro esaustivo, anticipiamo che la nomina dell’Ayatollah Arafi quale guida suprema successore di Khamenei, è già ben nota, così come la sua localizzazione frutto di vitali operazioni volte a giocare d’anticipo.
Scenari plausibili
L’operazione “Leone ruggente” è ben lungi dall’essere terminata. Nel bilancio delle operazioni mancano all’appello le conferme dell’avvenuta completa distruzione delle infrastrutture di arricchimento dell’uranio e delle fabbriche per la costruzione di missili a lunga gittata.
Da un punto di vista prettamente politico, un cambio al vertice del Regime teocratico non condurrà ad una pacificazione interna ma ad un prolungamento dell’agonia degli stessi rappresentanti di un’Establishment letteralmente distrutto ed umiliato dalla stessa propria arroganza palesata.
Il sogno di porre le basi di una “jihad” contro gli infedeli e “l’entità sionista” si è infranto quando i primi missili hanno colpito i Paesi del Golfo che immediatamente si sono schierati con la coalizione israelo-americana.
I sauditi, da sempre nemici degli sciiti iraniani hanno da subito partecipato alle operazioni contro Teheran, seguiti dal Bahrein e dal Qatar.
Il governo talebano (!) ha inaspettatamente autorizzato l’utilizzo dei propri aeroporti ad uso e consumo degli USA, pur essendo impegnato da giorni in un nuovo conflitto, questa volta contro il Pakistan.
L’incognita europea non ha subito scossoni. Ferma sulle proprie posizione di “Entità non belligerante”, l’Unione europea esprime sostegno (a parole) alla caduta di Khamenei mirando, però, ad una ricerca dell’accordo pacificatore con le autorità iraniane, peraltro reso impossibile dall’ostracismo di Teheran.
Le Intelligence del Continente si affannano a recuperare informazioni sule reti di spionaggio e repressione iraniane che si intersecano ed operano con quelle del GRU di Mosca e dei Pasdaran, al momento dormienti.
Dalle notizie in nostro possesso, proprio questi ultimi sarebbero stati sollecitati ad agire contro la dissidenza e le comunità ebraiche della diaspora europea, ma anche con gesta eclatanti contro i Paesi che a vario titolo appoggiano le operazioni contro Teheran.
Nel mirino i ricorrenti obiettivi simbolici delle città europee e quelli più strettamente pragmatici quali i personaggi di spicco a livello governativo locali e ai leader della dissidenza .
Ad alto rischio di operazioni mirate, Italia, Austria, Germania e Francia dove sono stanziati nuclei di agenti addestrati per operazioni non ortodosse ai quali sono già stati forniti obiettivi, fondi e materiali.
