Libia: il secondo fronte è ufficialmente aperto.
Con la messa alla porte del ministro Piantedosi in missione in Libia con la delegazione UE, l’apertura del Secondo Fronte è cosa oramai certa e non è stata persa l’occasione per aprirlo con annessa e connessa implicita minaccia di aprire il nuovo fronte utilizzando i flussi migratori militarizzando i relativi spostamenti dalle sponde meridionali del Mediterraneo verso il continente europeo.
Ne avevamo parlato con largo anticipo, ma non pare che la cosa abbia sortito effetto alcuno e la magra figura fatta dall’Italia e dalla EU, visto che della spedizione facevano parte anche il commissario EU alle Migrazioni e i Ministri degli Interni di Grecia e Malta, ci permette di archiviare:
1) tutte le retoriche relative al Piano Mattei
2) tutte le retoriche relative al ruolo geopolitico della Premier Meloni nello scacchiere del Mediterraneo Sud-Orientale
3) tutte le illusioni quanto alle capacità dei nostri Servizi di acquisire ed analizzare i fatti nonostante la messe di dati disponibile anche solo per condurre attività di tipo OSINT.
Ai membri della delegazione, proveniente da Tripoli dove aveva incontrato il Governo d’Unità Nazionale sostenuto dall’ONU, è stato infatti notificato l’obbligo di lasciare il territorio quali “persone non grate” dal Governo del Gen. Haftar nell’est della Libia al suo arrivo a Bengasi: un respingimento ovviamente conseguente dai rapporti di Haftar con Mosca ed Ankara.
Le autorità dell’est hanno parlato di “mancato rispetto delle procedure di ingresso” e nella nota, firmata da Osama Saad Hammad, che a poco serve che la stampa mainstream qualifichi come “autoproclamato” Primo Ministro del Governo Libico” per squalificarne l’intervento ed il peso politico di quanto avvenuto giocando al gioco della burocrazia sulla base del non riconoscimento ONU del Governo di Bengasi.
La magra figura ci sta tutta e meglio sarebbe se l’Italia e la EU cominciassero a tirare le somme e a fare tesoro del monito implicito del Governo di Bengasi (il solo che in Libia detiene un potere reale) e dei suoi potenti alleati: alleati tanto più potenti in quanto presenti sul territorio pure con propri uomini e mezzi.
La pesante nota, con la quale il Governo di Bengasi ha ritenuto sia di denunciare quella che ha definito una “flagrante violazione delle norme diplomatiche stabilite e delle convenzioni internazionali” da parte della delegazione europea nel “disprezzo della sovranità nazionale libica”; che nel contempo rivolgere il suo “urgente appello” a “diplomatici, membri di missioni internazionali, organizzazioni governative e non governative” affinché queste rispettino “la sovranità libica aderendo strettamente alla legge libica, alle convenzioni internazionali e alle norme che regolano le visite diplomatiche”, la dice lunga quanto:
1) a ciò che a breve ci si dovrà impegnare ad affrontare in prima persona per ciò che riguarda i flussi migratori
2) a ciò che, nello specifico del caso italiano, resta del famoso Lodo Moro
3) a ciò che dal punto della sicurezza energetica potrebbe seguire tanto per l’Italia, quanto per la EU.
Un’Italia ed una EU sempre più vasi di coccio in uno scacchiere fondamentale allargato che necessariamente deve tener conto del fatto che questa mala parata ha non poco a che vedere sia con il conflitto in Ucraina che con gli sviluppi mediorientali che per certo non si risolvono con le prese di posizione inclusive e di sostegno al Gay Pride di Ursula von der Leyen.
Detto per inciso non sarebbe male considerare le altre due vie d’accesso dei migranti alla EU passano una per l’Ungheria e l’altra per la Turchia: tanto per essere chiari e dare un doveroso GRATUTO imput al Sig. Ministro degli Esteri italiano Tajani che si è premurato di far sapere urbi et Orbi che parlerà “con il ministro Piantedosi appena possibile”.
Un “appena possibile” che comunque sia è già in ritardo di settimane, se non di mesi.
