MAGA? La geopolitica e la politica internazionale spiegate a Trump
Nel mio precedente articolo, ho chiuso il pezzo dedicato all’incontro Rutte-Trump di qualche giorno fa con le seguenti parole che necessitano di un doveroso approfondimento:
“Nessuno mette in dubbio le capacità imprenditoriali del Tycoon, nessuno mette in dubbio la sua abilità commerciale, come pure il suo saper infiammare le piazze mutando ogni comizio in una festa o, per meglio dire, in una sagra di paese, come ha brillantemente rendicontato Dave Eggers in suo articolo apparso il 9 Novembre 2016 sulla rivista “Internazionale” con il significativo titolo “L’America vista da un comizio di Donald Trump”. Così come pure in un altro articolo pubblicato sul The Guardian il 18 novembre 2016 con il titolo “None of the old rules apply’: Dave Eggers travels through post-election America”, un articolo per tramite del quale il noto scrittore statunitense ci ha parlato, al fine di valutare e descrivere l’umore della nazione divisa, del variegato panorama che a partire “dai frastornati festaioli della notte elettorale a Washington DC, passando per un elettore gay di Trump a Detroit” finisce “per giungere ai bambini del Kentucky…”: nessuno le mette in dubbio, anche se la politica internazionale e la geopolitica sono decisamente altro”.
Decisamente altro per varie ragioni la cui mancata presa in considerazione rischia di falsare qualsiasi lettura.
Decisamente altro anche perché certi atteggiamenti, certe note umoristiche, certi scivoloni di forma, stile e, purtroppo, sostanza di Donald Trump non sono visti solo dalla moltitudine dei supporters, ovverosia da coloro che riderebbero e gli batterebbero le mani anche se leggesse l’elenco del telefono, ma pure da coloro che a Mosca come a Beijing, a New Delhi come ad Ankara a tutto ciò prestano la massima attenzione, analizzando ogni singolo passaggio e registrando, per somma, pure le reazioni dei suoi alleati.
Altro, dicevamo, quindi:
- decisamente altro dalle decisamente inopportune, ed ancor meno consone, pubbliche accuse, minacce ed insulti rivolti da Trump –per somma facendosi spalleggiare dal Vicepresidente J.D. Vance– al Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy il 28 febbraio 2025 a Washington, dopo che lo stesso è stato deliberatamente messo in mezzo, abilmente usato ed infine strumentalizzato per portare avanti il contenzioso con Mosca anche dalla sua precedente amministrazione (si ricordi a tale proposito la esercitazione Defender Europe del 2020), e non solo da quella del Democratico Biden, nella infelice posizione di dover fronteggiare da solo l’attacco russo del Febbraio 2023.
Tra l’altro (forse vale qui la pena ricordarlo) risale al 21 gennaio 2020 l’annuncio fatto da Jens Stoltenberg, l’allora Segretario Generale della NATO, relativo al lancio da parte di quest’ultima, da lì a qualche mese, di una delle più grandi esercitazioni militari degli ultimi 25 anni: la “Defender Europe 2020”.
Una operazione che prevedeva il dispiegamento di una forza di circa 37.000 uomini provenienti da 18 Paesi e in particolare l’invio di 85 carri armati Abrams, 45 mezzi corazzati per il trasporto del personale militare, mitragliatrici pesanti, mortai, nonché circa 20 000 uomini fatti affluire dagli Stati Uniti d’America che si sarebbero dovuti diffondere in diversi Stati europei con lo scopo di testare l’infrastruttura militare continentale e l’interoperabilità degli eserciti alleati per fronteggiare la sola presunta minaccia russa.
Una minaccia più che altro pretestuosa se non del tutto inesistente, o per meglio dire una minaccia concreta per gli interessi statunitensi in quella Europa che mai e poi mai si sarebbe dovuta prestare a portare avanti azioni di tal genere, avallando così quella politica intimidatoria varata proprio da Trump nei confronti della Germania rea di intrattenere rapporti poco graditi con Mosca relativi al comparto energetico secondo quella visione delle cose che Trump ha perfettamente condiviso con i Democratici di Biden, e che ha portato all’unico vero atto di guerra posto in essere ai danni dell’intera Europa dalla fine della WWII: l’attacco al Nord Stream.
- Ed ancora altro dalle ridicole accuse più e più volte mosse pubblicamente da Trump all’Europa, e non solo, l’ultima volta in ordine di tempo quella apparsa il 14 luglio 2025, allorché lo stesso ha titolato un suo post sul social Trump “Amici e nemici ci hanno derubato, è insostenibile”. Come noto il mantra presidenziale è stato riproposto con i soliti toni paternalistici di chi in questo modo con poche battute fa autogol per ben tre volte di fila in quanto la tesi è quella per la quale “amici” (in primis gli Europei) e “nemici” (in primo luogo la Cina) dovrebbero passarmi una mano per la coscienza e restituire in qualche modo il maltolto, ovverosia tutto quanto il suo Paese, è questa la tesi di Trump, avrebbe speso per il bene comune.
Per Trump, infatti, “gli Stati Uniti sono stati derubati sul commercio (e anche sul piano militare) sia da amici che da nemici per decenni. Questo ha avuto un costo di migliaia di miliardi di dollari, ed è semplicemente insostenibile. Gli altri Paesi dovrebbero prendersi un momento e dire: ‘Grazie per il lungo giro gratis durato anni, ma sappiamo che ora dovete fare ciò che è giusto per l’America’. E noi dovremmo rispondere dicendo: ‘Grazie per aver compreso la situazione in cui ci troviamo. Lo apprezziamo molto!’“.
Forse qualcuno dovrebbe spiegare al Presidente Trump, evitandogli l’ennesima magra figura, che questo tesi è una chiacchiera da bar buona per raccattare consensi, e forse all’occorrenza per motivare qualche giovanotto che vuole giocare al giustiziere ad arruolarsi per fare nuovamente grande Trump ed i suoi amici, ma difficilmente per rimodellare l’attuale Ordine Mondiale seco do le sue desiderata, ed il perché è presto detto.
- Il primo punto riguarda gli Accordi di Bretton Woods del 1944, accordi che hanno definito la politica monetaria di tutto l’Occidente all’indomani della WWII. Una politica monetaria centrata sul dollaro e la sua convertibilità che ha garantito la forza dello USD per decenni e di fatto il controllo dell’economia mondiale come conseguenza del fatto che la valuta di scambio per antonomasia a livello internazionale, in primis per le operazione relativa alle commodities ed ai prodotti energetici (petrolio) è stata, e per certi versi ancora é, il famoso Biglietto vede.
Questa particolare circostanza ha fatto sì che mai sia venuta meno la richiesta di USD sui mercati: una circostanza che non poco è tornata utile all’America allorché le stessa ha ritenuto di stampare carta moneta ben oltre il lecito per fare fronte alle spese sostenute per assicurarsi il controllo dell’Indocina (Guerra del Vietnam), ovvero per promuovere il welfare in un contesto di bassa tassazione. Purtroppo l’allegra gestione della politica monetaria e la pessima gestione della guerra in Indocina ha portato nel 1971 il Presidente Nixon a dichiarare la non convertibilità dello USD causa la messa in circolazione di Dollari in misura, per così dire, non giustificata e giustificabile, le cui conseguenze sono ricadute sulle spalle degli alleati.
Alleati costretti a sostenere lo USD per evitare che le proprie divise, che basavano la loro quotazione sulle massicce riserve di dollari, collassassero e con esse le loro economie ed il debito pubblico.
In quella occasione il disastro causato dagli Stati Uniti venne ripagato da quelli che per ignoranza e faciloneria Trump ora accusa,
Alla fine si arrivò allo Smithsonian Agreement che di fatto in qualche modo cerco di rimettere in sesto la baracca valutaria con un minimo sacrificio inflattivo da perte degli USA, da parte di quegli USA la cui scellerata gestione della politica di tradusse, però in un periodo di instabilità valutaria per tutto l’Occidente che sia come Stati che come privati cittadini dovettero pagare il prezzo di quanto causato dall’America.
La singolare circostanza dello strapotere dello USD ha poi causato tutta una serie di altri danni ai soliti Paesi amici degli USA allorché, per le più disparate ragioni, una qualche ripresa, ad esempio, del contenzioso mediorientale non è stato validamente utilizzato dagli USA per far lievitare il prezzo del greggio e quindi migliorare i conti pubblici degli Stati Uniti e del suo comparto petrolifero essendo gli USA un Paese esportatore. Anche in questo caso il “chi si sia approfittato di chi” poco e male si sposa con la narrativa trumpiana.
- E sempre per rimanere in tema di ‘chi ha danneggiato e si è approfittato di chi’ ne vogliamo parlare della crisi sistemica del 2008
- Ed ancora: a chi si deve la brillante gestione del post Cold War che ha visto il suo epilogo nella attuale guerra in Ucraina gestita da Washington con quella disastrosa introduzione delle sanzioni a Mosca che hanno solo impoverito l’intero continente europeo, ma arricchito il comparto produttivo energetico statunitense, il suo comparto militare a causa di quella instabilità politica e strategica che ora, piaccia o non piaccia, costringerà gli Europei ad un riarmo che a poco servirà alla loro difesa in caso di un reale conflitto con Mosca, ma moltissimo all’industria bellica d’Oltreoceano?
E qui mi fermo in quanto ritengo che gli spunti di riflessione forniti siano sufficienti a far capire quanto il Presidente Trump abbia bisogno di avvalersi di un buon docente di storia e di macroeconomia prima di procedere oltre. E questo non tanto per evitarsi qualche magra figura parlando di queste cose con i suoi ‘alleati’ del Vecchio Continente, che detto per inciso non mi pare navighino in acque migliori, quanto, piuttosto, per evitare di rendere oltremodo evidente ai suoi antagonisti su scala globale la debolezza cognitiva del suo apparato, nonché il basso profilo della sua alleanza.
- Ed altro ancora dalle accuse, mosse sempre agli alleati europei, quanto ai costi complessivi di cui si sarebbero fatto carico gli Stati Uniti per tutto quanto attinente alla loro sicurezza, se solo consideriamo quanto ascrivibile alla poca lungimirante gestione del post Cold War: gestione che, per certo, non possiamo ascrivere, quanto a responsabilità, all’Europa, ma piuttosto a due Presidenti USA. Intendo riferirmi a quei Ronald Reagan e Barack Obama che si sono resi responsabili negli anni di due errori strategici fondamentali dei quali una incolpevole Europa sta ancora pagando, ed ancora pagherà, le drammatiche conseguenze.
Nello specifico:
- se per un verso possiamo ascrivere a Ronald Reagan il merito di aver adottato quella strategia, nota con il nome di “pace attraverso la forza”, consistente di un repentino incremento della spesa militare e dello sviluppo del programma SDI (Strategic Defense Initiative) volto a contrastare l’Unione Sovietica per tramite di un approccio duro che di fatto, se non altro, contribuì (non è dato sapere se fu un caso o meno, anche se personalmente, date le circostanze di tempo e di luogo propenderei per il caso) sicuramente a creare quel clima di tensione che, paradossalmente, potrebbe aver indotto Gorbachov a cercare un cambiamento, vi è per converso che, purtroppo, il suo atteggiamento fece sì che il suo successore, Bush Senior, disattendesse il gentleman agreement sulla non espansione NATO a est, dando il via a quel lento corpus di eventi che Kissinger non avrebbe mai voluto prendesse forma, forte della consapevolezza che il tutto avrebbe condotto alla nascita di un blocco sino-russo. Tanto per non parlare della cosiddetta Dottrina Reagan, ovverosia della linea d’azione scelta dagli Stati Uniti nei confronti del comunismo, durante il periodo della Cold War che consiste nel puntare alla destabilizzazione ed al rovesciamento di ogni regime comunista nel mondo.
- Alla congerie di eventi su menzionati e richiamati, va per certo associata la parimenti scellerata scelta operata da Obama di sostenere la Fratellanza Musulmana. Una scelta adottata confidando di poterla in qualche modo usare per tenere sotto controllo quella jihad islamica nata sotto gli auspici del sostegno USA ai ribelli afgani nella Proxy War con Mosca: che è come dire che provoco l’incendio (Dottrina Reagan) e poi cerco di controllarlo con la benzina. Purtroppo tocca prendere atto del fatto che se una colpa è ascrivibile all’Europa, questa consiste del non essere stata in grado di opporsi alle scelte di Washington, scelte operate da establishments palesemente pesantemente gravati dalla mancanza perfino della cultura storica di base per governare.
Da qui le assurde dichiarazioni e pretese di un Trump che potrebbe essere facilmente tacitato, ed il cui silente avallo da parte dei suoi interlocutori europei non lascia grosse illusioni quanto al ben drammatico destino che attende tutti noi, statunitensi inclusi, MAGA o non MAGA che siano.
Ed ancora altro, per finire questa breve disamina, dalla ancora più assurda boutade di Donald Trump: quella che ha trovato forma nella sua accusa rivolta alla Cina di aver derubato in qualche modo gli Stati Uniti. L’idea di Trump è quella per la quale la Cina, grazie alle delocalizzazioni delle imprese Occidentali sul suo territorio, e tra queste di quelle statunitensi, ha avuto la possibilità di avvantaggiarsi del vasto know-how da queste di fatto trasferito alle maestranze ed ai tecnici cinesi: un qualcosa che, oltretutto, ha fatto sì che la Cina diventasse in breve tempo la ‘fabbrica del mondo’, acquisendo nel contempo quella potenza economica che le ha consentito in pochi lustri di arrivare a sfidare la leadership statunitense nella strategica area del Pacifico.
Peccato che il tutto sia avvenuto come conseguenza del fatto che le imprese Occidentali hanno inteso avvantaggiarsi delle migliori condizioni offerte da quelle aree geografiche che agevolavano la massimizzazione dei profitti sfruttando le migliori condizioni salariali e le minori tutele ambientali e sindacali, e che alla fine il tutto si sia rivoltato contro chi in primis ha promosso, con ben poca lungimiranza, tutto questo per aver permesso al capitale di gestire la politica nazionale con un occhio attento al profitto e l’altro rigorosamente bendato.
Sources:
5 https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_172822.htm
6https://www.eur.army.mil/Portals/19/documents/DEFENDEREurope/DEFENDEREurope20Factsheet200224.pdf
