Tra Clausewitz e Sun Tzu: la fine delle gerarchie e l’ascesa dell’interdipendenza strategica
Abbiamo letto con attenzione i recenti interventi del già Ambasciatore in Giordania, in Libia e a Malta, nonché accreditatissimo esperto delle questioni riguardanti le regioni dell’Asia a noi prossime, Kanwal Sibal Trigunayat e, più che trovarvi una semplice analisi, si è colta una linea strategica precisa. Non esplicitata fino in fondo, ma chiaramente riconoscibile.
Ci riferiamo, nell’ordine, all’intervista dallo stesso rilasciata al The Statesman, e dalla stessa testata pubblicata il 4 Aprile di quest’anno con il titolo “No one will be a winner”; all’articolo dallo stesso firmato e pubblicato su ETGovernment il 7 Aprile con il titolo “Beyond MAD syndrome: India’s geopolitical strategy to secure energy amid Middle East disruptions”, e da ultimo quello pubblicato il 20 di questo stesso mese sul Firstpost con il titolo “The Iran war has become a losing game for America”.
Articoli dai quali possiamo isolare alcuni punti fondamentali:
•il sistema internazionale sta evolvendo verso una multipolarità instabile;
•la sicurezza energetica è il vero campo di scontro;
•gli Stati Uniti restano centrali, ma non più egemoni;
•i BRICS non sono un blocco compatto ma una piattaforma fluida;
•India deve preservare autonomia strategica senza allinearsi
che globalmente si configurano come altrettanti spunti di una lettura sicuramente lucida, ma che merita per certo una doverosa integrazione in quanto tutto ciò che che stiamo osservando oggi non può essere compreso se non riportandolo a due matrici teoriche che continuano a operare sotto traccia: quelle di Carl von Clausewitz e del suo, in qualche modo, omologo cinese Sun Tzu.
Nel suo “Vom Kriege”, von Clausewitz definisce la guerra come prosecuzione della politica con altri mezzi. In questo schema, il tempo è un fattore da comprimere e la forza uno strumento decisivo.
Nel “The Art of War” Sun Tzu rovescia la summenzionata prospettiva: vincere senza combattere è l’obiettivo, il tempo diventa un alleato e la strategia si gioca sull’erosione dell’avversario .
Non è teoria. È esattamente ciò che vediamo oggi.
Gli Stati Uniti restano un attore clausewitziano: intervengono, proiettano forza, ridefiniscono gli equilibri sul terreno.
Cina e Russia operano invece secondo una logica più vicina a Sun Tzu: attendono, logorano, evitano lo scontro diretto quando non è risolutivo.
Ma questa distinzione non è semplicemente e quasi banalmente ideologica: è strutturale.
La Cina non evita il confronto perché non voglia combattere, ma perché non può permetterselo. Il suo sistema economico resta profondamente intrecciato con quello occidentale.
E questo introduce il vero paradosso della fase attuale: ogni crisi aumenta l’interdipendenza tra attori che dichiarano di volerla ridurre.
Nel Medio Oriente questo paradosso diventa evidente.
Israele agisce secondo una logica di sopravvivenza strategica pura: prevenzione, pressione, anticipazione. Non può permettersi di perdere.
Gli Stati Uniti sfruttano questo contesto per riaffermare una centralità che rischiava di essere erosa, anche se da più parti l’intervento statunitense è stato letto come frutto di una certa sudditanza degli USA a Tel Aviv.
E poi c’è l’Iran.
Per anni ha operato secondo una logica indiretta, utilizzando proxy come Hamas e Hezbollah. Ma nel momento in cui il livello dello scontro è salito, si è trovato esposto e — soprattutto — isolato.
Né Cina né Russia avevano ed hanno palesemente interesse a sostenerlo fino in fondo. Ed è qui che cade una delle illusioni più diffuse: i BRICS non sono un’alleanza. Non proteggono. Non intervengono. Non garantiscono nulla.
Sono uno strumento. E come tutti gli strumenti, vengono usati — e abbandonati — quando non servono più. Oltretutto un Iran dotato di armamenti nucleari strategici rappresenta un qualcosa che a nessun competitor globale o regionale può piacere, sicché ben venga se qualcuno si fa carico di eliminare questa minaccia.
Nel frattempo la Turchia continua il suo plurigiochismo. È NATO, ma tratta con Mosca. Strizza l’occhio ai BRICS, ma non rinuncia alla propria autonomia. È ago della bilancia, ma anche elemento destabilizzante. Non è un’anomalia: è un prodotto perfetto del sistema attuale, sicché non è un caso che il suo mancato ingresso nei BRICS sia stata una diretta conseguenza del, fondatamente da più parti supposto, diniego opposto da una Nuova Delhi che ha da sempre un giustificato palese interesse ad evitare squilibri interni al gruppo. Tanto, per non parlare dell’ apparentamento di Ankara al Pakistan.
E poi ci sono i Curdi. Ancora una volta.
Gli Stati Uniti li recuperano quando servono e li scaricano quando diventano un problema. È accaduto in Siria, come altrove. È accaduto più volte. E questo non è un dettaglio: è un segnale.
Perché se esiste oggi una costante percepita nel cosiddetto Sud globale, è la non affidabilità strutturale degli attori dominanti. Non solo degli Stati Uniti, ma anche di Cina e Russia, che non hanno esitato a sacrificare i partner di un tempo quando il costo diventava troppo alto.
Persino gli alleati europei iniziano a comprenderlo.
È in questo contesto che avevo ipotizzato, tempo addietro, la necessità di una nuova Conferenza di Yalta, foriera di una spartizione del mondo tra grandi potenze in grado di abbassare, almeno sul breve-medio periodo, i toni del confronto.
Ma oggi, dopo tutto quanto è accaduto, è evidente che quella prospettiva non regge. E non regge perché una Yalta a tre richiede convergenza. E quella convergenza non esiste.
E una Yalta a due non serve a nulla. Ed è qui che il discorso torna, inevitabilmente, all’India ed alla sua leadership.
Non perché sia “migliore”: il problema non è banalmente etico, ma perché è il solo tra i competitor di rilievo percepito come meno compromesso.
Non ha un passato recente fatto di interventi sistematici, di alleanze tradite, di sfere di influenza imposte e poi abbandonate. Non ha scheletri negli armadi comparabili a quelli di Washington, Mosca o Beijing, sicché è qui che emerge, con sempre maggiore evidenza, il ruolo di quell’India il cui percorso di non allineamento, aggiornato alle condizioni attuali, le consente oggi di presentarsi come un attore diverso: meno assertivo, ma potenzialmente più affidabile nel lungo periodo in quanto sono i fatti a parlare per lei, e non i soliti proclami che oramai lasciano il tempo che trovano.
E questo, con i tempi che corrono, costituisce un capitale politico enorme.
Nel Sud globale cresce la consapevolezza che affidarsi a uno dei grandi poli comporta rischi strutturali. E allo stesso tempo manca un’alternativa credibile.
È qui che si inserisce la linea indiana.
Non una leadership dichiarata, ma una strategia di posizionamento.
Non uno scontro frontale, ma una costruzione progressiva di credibilità.
Non una promessa, ma una pratica.
Una terza via.
Non ancora operativa fino in fondo. Ma già visibile.
E, soprattutto, potenzialmente più solida, decisamente più solida delle altre.
BIBLIOGRAFIA E FONTI
Kanwal Sibal Trigunayat
https://epaper.thestatesman.com/4136220/Delhi-The-Statesman/04-04-2026#page/7/1
https://government.economictimes.indiatimes.com/blog/indias-energy-strategy-navigating-geopolitical-turbulence-and-ensuring-supply-security/130073777?utm_source=latest_news&utm_medium=homepage https://www.firstpost.com/opinion/iran-war-us-decline-credibility-geopolitical-shift-middle-east-multipolar-order-14002363.html
Teoria strategica
https://www.gutenberg.org/files/132/132-h/132-h.htm
https://www.clausewitz.com/readings/VomKriege1832/
https://www.e-ir.info/2013/09/16/sun-tzu-vs-clausewitz/
https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR388.html
Medio Oriente
https://www.britannica.com/place/Middle-East
https://www.state.gov/countries-areas/israel/
https://www.state.gov/countries-areas/iran/
Hamas / Hezbollah / attori non statali
https://www.britannica.com/topic/Hamas
https://www.britannica.com/topic/Hezbollah
https://www.crisisgroup.org/middle-east-north-africa/eastern-mediterranean/lebanon
Turchia e geopolitica
https://www.mfa.gov.tr
https://www.crisisgroup.org/europe-central-asia/western-europemediterranean/turkey
Siria e Curdi
https://www.state.gov/countries-areas/syria/
https://www.britannica.com/topic/Syrian-Democratic-Forces
https://www.crisisgroup.org/middle-east-north-africa/eastern-mediterranean/syria
BRICS
https://brics2024.info
https://www.brookings.edu/articles/what-are-the-brics/
India e politica estera
https://www.mea.gov.in
https://www.orfonline.org
https://www.chathamhouse.org/topics/india
Conferenza di Yalta
https://www.britannica.com/event/Yalta-Conference
https://www.history.com/topics/world-war-ii/yalta-conference
