Alla fine i Presidenti Trump e Putin, in rappresentanza delle proprie rispettive lobby politiche ed economiche di riferimento, si incontrano in Alaska rigorosamente da soli, supportati dalle loro delegazioni, per decidere di che morte debba morire l’Ucraina, il suo martoriato popolo, il povero Volodymyr Zelensky e l’intera pletora di farseschi protagonisti della non politica italiana ed europea.
L’anelato summit dopo migliaia e migliaia di morti, immani distruzioni, fiumi di parole dei sedicenti esperti che non hanno perso occasione alcuna per profondersi in dettagliate ed arzigogolate analisi di ogni genere, omelie ieraticamente pronunciate da improbabili difensori –accademici e non– dello pseudo diritto internazionale come di quello all’autodeterminazione, proclami ed altisonanti dichiarazioni celebranti la difesa dei sacri valori Occidentali, dichiarazioni appassionate di eterna solidarietà, meeting, tavole rotonde e manifestazioni di piazza pro Ucraina, convocazioni di tutti i G– possibili, vertici NATO, denunce alla Corte Penale Internazionale, roboanti emissioni (17 marzo 2023) perfino di mandati d’arresto per crimini di guerra, strette di mano, pacche sulle spalle e sorrisi d’intesa che hanno avuto per protagonisti –si fa per dire – i massimi esponenti della politica nostrana come pure della EU, ecco che i veri protagonisti della guerra in Ucraina, i soli veri che contano a livello regionale e globale.
Da quando è iniziato questo conflitto ho personalmente a più riprese cercato di evidenziarne la vera natura, di farlo apprezzare per quello che era, è stato ed ancora è, e probabilmente sarà ancora a lungo: una proxy war preparata con cura e scatenata in maniera atipica da Vladimir Putin, ma provocata –ancorché non voluta– dagli Stati Uniti per anni ed anni, l’uno per rompere l’accerchiamento ed uscire dalla messa all’angolo posti in essere da parte di Washington dalla fine del Cold War in poi al solo scopo di consolidare il proprio monopolio mondiale, e l’altro per arrivare a riprendersi il proprio ruolo internazionale in un novello sistema bipolare.
Un sistema autolegittimante il ruolo che entrambi i massimi protagonisti hanno scelto per sé stessi da tempo, ma che hanno trovato qualche difficoltà a fare accettare all’avversario : in mezzo l’Europa in senso lato e, purtroppo per lei, quell’Ucraina che alla fine si ritroverà smembrata in nome di superiori interessi sia strategici, derivanti dalle immense risorse offerte da suo sottosuolo, che geopolitici: questi ultimi legati al duplice ruolo ascrittole da Mosca e da Washington di costante punto di frizione di per sé stesso legittimante le due politiche internazionali convergenti in un solo punto, ovverosia quello della autolegittimazione della propria leadership nelle rispettive aree di influenza.
Aree di influenza che nello specifico vedono quale linea di confine quella che va dal Baltico a Gibilterra correndo lungo le coste della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo. Una linea calda che rischia di vedere inglobata anche la Striscia di Gaza qualora andasse in porto il piano che vede al momento quale possibile conclusione della locale guerra in corso la costituzione di uno Stato palestinese guidato da Samir Hulileh.
Una nuova cortina di ferro non più ideologica, configurandosi lo scontro Mosca–Washington come intestino ad un sistema di fatto liberista, ma comunque sufficiente a garantire che la politica di riarmo europea contribuisca al risanamento dei conti pubblici statunitensi, così come già ha fatto, sta facendo e continuerà a fare a causa della nuova politica tariffaria USA e di quella, sempre in ossequio a quanto previsto dal trattato di resa senza condizioni agli USA siglato dalla EU in tema di maggiori acquisizioni da oltreoceano di prodotti energetici.
Un grazie ed un pensiero riconoscente, si fa per dire, per i ‘brillanti’ risultati conseguiti in questo senso va sicuramente ai vari Draghi, von der Leyen, Rutte, Macron, Starmer, … che si sono a più riprese segnalati per capacità interpretativa degli eventi, coerenza ed affidabilità a dir poco encomiabili, con una menzione speciale per la nuova statista globale, Giorgia Meloni, che qui ho desiderato ricordare in uno dei suoi momenti migliori di lungimiranza politica, e prestigio geopolitico globale già divenuto, ahimè, storia.
Una storia che merita di essere qui ricordata insieme, sia pure per sommi capi, partendo da quando, correva l’anno 2022, per l’esattezza il 21 settembre, il mondo ebbe il dubbio privilegio di ascoltare Mario Draghi esprimersi sul futuro della Federazione Russa all’Assemblea Generale dell’ONU con le seguenti testuali parole:
“Le sanzioni che abbiamo imposto a Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia” ed ancora “L’esito del conflitto resta ancora imprevedibile, ma Kiev sembra avere acquisito un vantaggio strategico importante”
Quello che maggiormente sconcerta ed intristisce nell’ascoltare questa dichiarazione è la già all’epoca evidente totale inadeguatezza di chi l’ha rilasciata, una inadeguatezza palesata senza possibilità alcuna di appello ed oltremodo inaccettabile in chi ha ricoperto ruoli di altissimo livello (la Presidenza della BCE) ed in quel momento si esprimeva in qualità di Premier.
Mi si potrebbe dire che è oltremodo facile parlare ora, a posteriori, beneficiando di informazioni che al momento del rilascio di quella dichiarazione non erano disponibili: peccato che la totale inconsistenza delle parole di Draghi fosse facilmente arguibile, o quanto meno prudentemente, ma doverosamente ipotizzabile, da chiunque avesse prestato la dovuta attenzione ai fatti , nonché –ed a maggior ragione– da quanti al momento facevano parte del novero degli spesso fin troppo pagati consulenti ministeriali, come testimoniato ampiamente da quanto pubblicato per lavoro e/o semplicemente condiviso nel lontano primo semestre del 2022:
- Così ad esempio il 26 Aprile 2022 in un post che affrontava il problema della tenuta del sostegno all’Ucraina con riferimento alle problematiche emerse a seguito del varo delle sanzioni. Nel post qui richiamato testualmente si poteva leggere: “Vedremo quanto durerà in Europa questa solidarietà e quanto “terrà” la NATO stessa” prendendo le mosse da una notizia diffusa dall’ Ansa il 25 aprile 2022 relativamente al problema del rincaro dei costi energetici e del correlato aumento delle bollette. Nel post a tale proposito si poteva leggere che “mentre il Presidente Mattarella … esternava deamicisianamente …, la summenzionata nota agenzia di stampa scriveva “‘Le famiglie attingono dai loro risparmi per attutire l’impatto che i prezzi più elevati dell’energia hanno sui consumi’. E’ quanto afferma la BCE in un’anticipazione del bollettino economico nel quale si calcola che l’impatto è circa cinque sei volte maggiore per le famiglie più povere. ‘L’aumento dei prezzi dell’energia’ – suggeriscono gli economisti nello studio BCE – ‘ha implicazioni distributive significative, che richiedono misure di politica fiscale mirate’”.
- Sullo sfondo di quello che a mio avviso rappresenta il Primo Conflitto Mondiale dell’Era della Globalizzazione molto si parlava nel 2022 di sanzioni alla Russia, ma le banche continuavano a fare affari speculando su una guerra che poco aveva a che vedere con nobili ideali: come testimoniato dall’Asse segreto –ed alquanto pragmatico– tra la statunitense Goldman Sachs e gli oligarchi russi di cui si può leggere al link che fa riferimento ad un mio articolo del maggio 2022
- La situazione a giugno era già alquanto drammatica per la stessa ammissione del Presidente Zelensky, ma… beh! Sappiamo tutti come è andata a finire (1° giugno 2022)
- E che dire dei rapporti di tra Putin e Trafigura emersi a giugno del 2022 per l’aggiramento delle sanzioni?
Già all’epoca sarebbe dovuto essere spontaneo, oltre che alquanto legittimo nonché doveroso, domandarsi quale futuro potessero avere l’Italia e l’Europa alla luce di tali evidenze, a maggior ragione considerando che alla dichiarazione di Draghi del 21 settembre 2022 ha fatto da contraltare appena pochi mesi dopo, il 15 luglio 2023, la pubblicazione, per somma negli Stati Uniti e su una rivista accreditata presso la Biblioteca del Congresso (da pag. 144 in poi), un circostanziato dossier intitolato “Games of Sanctions – How Russia Outmaneuvered the West”, successivamente riproposto con una Speciale Edition, contenente una attenta disamina della intera vicenda corredata da una adeguata intera teoria di evidenze oggettive ampiamente confermati oggi dai fatti.
Decisamente urge una svolta.
