Dal 7 ottobre 2023, giorno delle stragi nazislamiste di Hamas in Israele, abbiamo assistito a tante manifestazioni proPal violente, lugubri nei toni e nei contenuti, mistificatorie e antiebraiche. L’assalto alla sede di un giornale, il quotidiano La Stampa di Torino, rappresenta forse il più pericoloso e significativo in assoluto. Un episodio da ascrivere, secondo le indagini, all’area anarchico insurrezionalista molto attiva in città e che si era già distinta per altri atti violenza nella stessa Torino, a Milano con la devastazione della Stazione Centrale, a Bologna e Udine nei centri delle città durante i match di basket e di calcio che vedevano protagonisti il Maccabi Tel Aviv e la nazionale israeliana.
A Roma, poi, più di una volta si è dovuto fare i conti con la guerriglia urbana di questa teppaglia e abbiamo perso il conto del numero dei poliziotti feriti e dei danni procurati all’arredo urbano delle città italiane.
L’irruzione nella sede de La Stampa rappresenta, però, qualcosa di simbolicamente diverso e che riporta tristemente alla memoria le scorribande delle bande squadriste durante il ventennio fascista.
Viene da chiedersi quali saranno le iniziative che verranno intraprese dall’Ordine dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana, da Articolo 21, che dovrebbero tutelare il diritto al lavorare in serenità e sicurezza per i giornalisti. Si costituiranno parte civile contro i devastatori? Sapranno chiedere agli organi competenti la giusta protezione della categoria e la tutela della libera circolazione di notizie e informazione?
Libertà di informazione messa a repentaglio dai nuovi barbari, che hanno devastato la redazione sabauda inneggiando alla Palestina libera e alla liberazione di un imam del quartiere San Silverio di Torino, Mohamed Sahin, che si professa per il dialogo e non violento ma che il 7 ottobre scorso, nel secondo anniversario dell’eccidio islamista, riuscì a definire gli atti di quel giorno “né di violazione, né di violenza” e che, in custodia a Caltanissetta, é ora atteso da un provvedimento di espulsione dal nostro paese.
Un quotidiano, quello piemontese, che in questi ultimi 26 mesi non si è certo distinto per essere equanime nel conflitto tra Israele e Hamas, ma che spesso ospita articoli e firme smaccatamente a favore della causa palestinese e quindi, teoricamente, al di sopra di ogni sospetto riguardo le posizioni espresse. Ciò nonostante, questo non è bastato a placare le ire dei facinorosi fascisti rossi.
Intanto ieri, dal solito corteo romano proPal del sabato pomeriggio, la celeberrima Francesca Albanese come sempre non ha smentito la triste fama che la precede: “Condanno l’irruzione a La Stampa, é necessario che ci sia giustizia per quello che è successo, ma al tempo stesso che questo sia un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro”.
Un “MA” dallo stile intimidatorio, un “MA” che espone i giornalisti, rei evidentemente di non avere fatto “il proprio lavoro” come lei avrebbe voluto, al pubblico ludibrio e li condanna alla pena della devastazione della redazione. Del resto, evidentemente per la Albanese i colleghi de La Stampa se la sono cercata e con questo monito vengono rimessi in riga dalla relatrice Onu, un po’ come il sindaco Pd di Reggio Emilia, bacchettato come uno scolaretto dalla nostra pacifista qualche settimana fa.
E dallo stesso corteo la sgradita Greta Thunberg ha ribadito la repulsione che prova e quanto devastata si senta ogni volta che pensa ai criminali di guerra al comando, incluso il “fottuto governo fascista italiano”. Ecco, a Greta si potrebbe rispondere esattamente come avrebbe risposto il personaggio Furio di Carlo Verdone: “Greta, lo vedi che la cosa è reciproca?”.
