Un ottobre nero in nome di un’alleanza anacronistica
Il 23 settembre scorso proponemmo un articolo nel quale, ripercorrendo gli eventi che caratterizzarono il giorno precedente, con le violenze connesse ad una mobilitazione popolare “propal”, ipotizzavamo una saldatura tra l’opposizione all’attuale Establishment democraticamente eletto e il sostegno alle cause degli arabo-palestinesi a Gaza, degnamente rappresentate da Hamas.
Alla luce di quanto emerso nei giorni successivi, il panorama proposto, ovvero quello di una saldatura “islamo-comunista”, non era poi tanto lontana dalla realtà.
La “Flotilla” di disadattati è stata bloccata dalle forze del Shayetet 13, senza ricorrere ad alcun utilizzo della violenza, anzi, con una sospetta arrendevolezza da parte dei sedicenti “eroi” diretti verso Gaza con un carico di aiuti umanitari.

Ma in precedenza, il vertice Netanyahu-Trump aveva partorito un piano di pace composto da 21 punti essenziali per porre fine ad ogni ostilità da sottoporre alla leadership di Hamas per l’accettazione e ai Paesi arabi aderenti alla omonima Lega.
Se da parte dei Paesi del Golfo e della maggioranza di quelli a maggioranza musulmana, l’accordo è da subito stato ritenuto equo e condivisibile, tanto da indurre il leader Netanyahu a rivolgere le scuse al Qatar per il raid condotto il mese scorso contro i vertici di Hamas ospitati nel Paese, scuse subito accolte con favore da Doha, i terroristi di Hamas stanno a tutt’oggi tergiversando. Legittimamente ci si chiede il motivo.
Da parte nostra, il sospetto che una riflessione da parte dei vertici di Hamas camuffasse ben altro, è stato subito reso fondato dai contatti intercorsi con nostre fonti stanziate nella Striscia di Gaza, in Giordania e Libano. Gli esiti delle varie conversazioni sono stati convergenti su un punto focale: in seno ad Hamas è intervenuta una spaccatura tra la parte irriducibile che intende continuare i combattimenti urbani contro le forze dell’IDF e la maggioranza ben più consolidata che, previo accordi con esponenti presenti all’interno della Global Sumud Flotilla, ha congegnato un piano ben più diabolico.
Le barche della “flotilla” fungono da esca per le Forze israeliane e, fruendo di un nutrito bacino di seguaci occidentali, inscenano la classica tragicommedia di vittime predestinate ma determinate a proseguire nei loro intenti. Da qui la mobilitazione generale e la “chiamata alle armi” degli idioti funzionali sulla terraferma. Al primo blocco della nave Alma, parte, infatti, il segnale della mobilitazione ed istantaneamente in 56 città d’Italia, manifestanti scendono in piazza bloccando il traffico veicolare, porti, aeroporti, danneggiando infrastrutture e monumenti e scontrandosi con le Forze dell’ordine. Nel contempo Hamas attiva le cellule europee, inducendole all’azione, come si vedrà.
La propaganda scalda gli animi, mentre gli eroici pirati vengono ridotti ad ancor più miti consigli dopo lo sbarco ad Ashdod, e condotti in strutture protette e destinati a condividere il digiuno dello Yom Kippur…
Dilaga l’antisemitismo
A dimostrazione di quanto da noi ipotizzato, proponiamo il documento integrale delle dichiarazioni dell’Ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu per conto del Mossad per l’Intelligence e le Operazioni Speciali:
“Mercoledì (1 ottobre 25) in Germania è stata scoperta una cellula terroristica sospettata di essere collegata all’organizzazione terroristica di Hamas e di aver pianificato attacchi contro obiettivi israeliani ed ebrei.
L’arresto dei membri della cellula è stato possibile grazie a una stretta collaborazione tra il Mossad per l’Intelligence e le Operazioni Speciali e le forze di sicurezza e intelligence in Germania.
Nell’ambito dell’operazione, i servizi di sicurezza tedeschi (BFV) hanno arrestato tre membri della cellula terroristica in possesso di armi che si sospetta fossero destinate all’esecuzione dell’attacco.
Questo arresto si aggiunge ad altre attività del Mossad nelle ultime settimane in tutta Europa, in collaborazione con le forze di sicurezza e le autorità locali, inclusa l’Austria.
L’operazione di smantellamento della cellula terroristica e la scoperta degli attentatori e delle armi si estende su più Paesi ed è parte di un’ampia attività del Mossad in tutta Europa, durante la quale sono stati individuati depositi di armi e effettuati ulteriori arresti di sospetti coinvolti in attività terroristiche.
Il Mossad continuerà a operare ovunque per sventare attività terroristiche volte a colpire israeliani ed ebrei all’estero, in piena collaborazione con le autorità di sicurezza e intelligence nazionali e internazionali.”

E nella mattinata di ieri, a Manchester, un 35 enne siriano, Jihad al Shami, dopo avere investito alcuni ebrei che si stavano recando in Sinagoga per la funzione connessa con il Yom Kippur, scendeva dall’auto e iniziava ad accoltellare altri astanti, munito di un coltello e di una cintura con strani “panetti”, rivelatisi poi non in grado di innescare una catena esplosiva. Gli agenti di polizia hanno provveduto ad eliminare il soggetto. Il bilancio è stato di 2 cittadini ebrei deceduti ed altri feriti.
A Berlino è stato rinvenuto un manifesto dove si inneggia a “spaventare i sionisti”, nella fattispecie, tre gestori di un locale pubblico molto frequentato nella capitale tedesca.
Il contenuto del volantino reca anche lo slogan oramai oggetto di dileggio e sorrisi ironici della “Palestina libera dal fiume al mare”, ma propone anche che “Chiunque si schieri con i carnefici durante un genocidio non dovrebbe sentirsi al sicuro da nessuna parte a Berlino. Hanno nomi, volti, indirizzi e sono già stati spesso visti in pubblico a Neukölln. Vogliamo che questi tre vengano messi a tacere per sempre e servano come avvertimento a tutti i sionisti a Berlino e Neukölln”.
Un ipotesi più che realistica
In serata, compaiono alcuni video relativi alle barche sequestrate dalla marina israeliana, diffusi sui maggiori social media dove un membro della Polizia israeliana, incaricata delle perquisizioni sul naviglio sequestrato, mostra le immagini delle stive di una delle unità maggiori, desolatamente vuote.
L’Ufficiale di polizia nell’audio si chiede dove siano finite le casse di aiuti per la popolazione di Gaza, forse in fondo al Mediterraneo? Perché non seguire le indicazioni di trasferire il carico integro a Cipro per essere poi trasferito a Gaza da Associazioni autorizzate?
E gli “eroici”naviganti, oltre che disfarsi del “sospetto carico”, perché si sono disfatti dei telefoni cellulari personali proprio in prossimità del blocco da parte della marina israeliana? Qualcosa da nascondere? Carichi non proprio corrispondenti a derrate alimentari e rapporti con soggetti particolari?
Domande che, ovviamente, rimarranno senza risposta, ma se si aveva qualche dubbio sulle reali finalità di qualche centinaio di disadattati, il meccanismo degli stessi orchestrato con complici in Europa e nella Striscia di Gaza, si sta trasformando con il passare delle ore in certezza.
E’ di oggi, la notizia di una giornalista svedese che, infiltratasi
In una delle barche della flottiglia diretta a Gaza, ha registrato tutte le conversazioni salienti e smascherato le reali intenzioni dell’intera organizzazione.
Gli attivisti sono ripresi dalle telecamere mentre ammettono che è tutto frutto delle relazioni con Hamas ed esponenti dei Fratelli musulmani che si sono fatti carico dell’organizzazione e dei costi dell’operazione.
Il tutto già ben illustrato, in precedenza, in un documento del Ministero degli Affari Esteri di Israele diffuso nelle scorse settimane: global-sumud-flotilla Israele
Ma tralasciamo la cronaca, nota a tutti e torniamo ai contenuti dei volantini di Milano


Nel lontano 2001, nell’ambito dell’Intelligence e degli apparati investigativi della Polizia Giudiziaria, si concretizzò il sospetto di una volontà di continuità tra le vecchie Brigate Rosse PCC (partito comunista combattente) e le nuove realtà antagoniste di matrice eversiva italiane stanziate a Parigi.
Ma la nascita di questi gruppi, fondamentalmente basata su una rivisitazione del programma delle Brigate Rosse, risale alla formazione di un “gruppo di testa” denominato Redazione di Rapporti Sociali nel 1985, divenuto CARC nel 1992, dipanatosi con una commissione preparatoria del congresso di fondazione del (nuovo) Partito comunista italiano nel 1999 e nella sua evoluzione programmatica datata 2004 del (n) PCI.
Nell’ambito delle realtà sinteticamente descritte, e dichiaratamente “clandestine” dopo l’uccisione di Massimo D’Antona il 20 maggio 1999, si assistette ad un salto di qualità dei Carc nella loro strategia per la “ricostruzione del Partito comunista italiano” con l’appoggio ufficiale alla costituzione della “Commissione preparatoria del congresso di fondazione del (nuovo) Partito comunista italiano” e alla nascita della rivista “La Voce del (nuovo) Partito comunista italiano”.
Da qui l’evoluzione tecnologica che condusse le due emergenti realtà a formare una sorta di partito rivoluzionario marxista-leninista 2.0, dove l’utilizzo di tecnologie emergenti quali il web, il dark web ed il deep web, giocarono un ruolo chiave nel campo delle comunicazioni tra gli affiliati e le basi parigine.
Come già sottolineato nell’articolo precedentemente proposto, appare chiaro come alcuni membri anziani dei due gruppi proposero di ripercorrere un itinerario vetusto ma attualmente remunerativo. Quello del collegamento tra l’eversione interna con quella di matrice internazionale, laddove quest’ultima è “degnamente”rappresentata da realtà terroristiche quali la Jihad islamica palestinese, Hamas, il Fronte Popolare per la liberazione della Palestina, Fath Tanzim e i sopravvissuti di Settembre Nero.

Tutto ciò allo scopo di creare consenso popolare e una mobilitazione di massa basata sull’antisemitismo ben mascherato da antisionismo avendo riscontrato i rinfocolati ardori giovanili per la “causa palestiniana”. Una dottrina che si è ben delineata come già da noi riportato, ovvero in vetusti richiami alla rivoluzione proletaria, al governo di blocco popolare, accompagnati da forti spinte antisemite (mascherate da antisionismo), che intenda portare ad un rifiorire della lotta armata contro obiettivi predeterminati. Da esponenti politici a installazioni militari, a personaggi elencati nell’ormai famoso elenco delle “Entità sioniste” (a tutt’oggi presente nel website del (n)PCI, sebbene in fase di revisione).
Tutto questo porta ad ipotizzare un solido collegamento tra le finte manovre politiche di Hamas, ben conscia che il vittimismo propalato tramite fake news, il proporre come “resistenti” i miliziani terroristi, capovolgere la narrazione del pogrom del 7 ottobre 2023, comportano una mobilitazione popolare degna di nota in tutta Europa, con particolare rilievo per l’Italia e le descritte realtà eversive, i cui caporioni si tengono ben lontani da ogni azione diretta.

In estrema sintesi, gli ideologi del teatrino sfruttano l’analfabetismo storico delle nuove generazioni (universitari, centri sociali, anarco-insurrezionalisti e immigrati disadattati) come massa di manovra in sostituzione del proletariato inconsciamente indottrinato degli anni ’70, ed i gruppi terroristici mediorientali come braccio armato in vece delle “Colonne” delle Brigate rosse di triste memoria.
Lo scopo è semplice. Portare ad un implosione dei Governi europei e creare terreno fertile per riproporre vecchie argomentazioni, peraltro antistoriche, anacronistiche e sconfitte anche politicamente, utili a fare trionfare un improbabile blocco popolare che assurgerebbe al ruolo come governo.
L’incognita che grava sull’apparente scaltrezza della strategia elaborata dalle cariatidi della lotta armata si palesa nel dubbio che essi stessi siano manovrati dalla fratellanza musulmana che, essendo assolutamente scevra da tendenze social rivoluzionarie, tipiche solo di alcuni gruppi terroristici arabo-palestinesi, attendano di sfruttare il consenso delle masse per tentare l’improvvida ma non impercorribile scalata al potere.
