Kurdistan: l’imbarazzante silenzio per gli innocenti.
Mentre il Medio Oriente tiene gli occhi puntati sull’Iran, con un modesto interesse dei media sull’imminente escalation della situazione, un vero genocidio sta avvenendo seppur nel silenzio generale. La minoranza curda è soggetta, in queste ore e da giorni, ad un vero e proprio assedio da parte delle forze di al Jolani, lo jihadista assurto a presidente della Siria, delle Guardie rivoluzionarie iraniane e dal rinascente Daesh con il quale il governo di Ankara ha stabilito un patto secondo il quale si lascerà mano libera alle migliaia di tagliatori di teste, misteriosamente fuggiti dalle carceri siriane di al-Raccah, e foraggiati dalla Turchia, purché le loro forze si scaglino contro la popolazione curda, da sempre una spina nel fianco per Erdogan.
Una situazione drammatica che, al pari del genocidio di cristiani in Sudan, trova ben poco spazio nei media.
Gli Usa, a scanso di equivoci, hanno effettuato sporadici raid contro le forze siriane e jihadiste, ma senza risultati apprezzabili. L’Europa, vuota solidarietà a parte, si gira dall’altra parte, senza comprendere che, comunque, ogni conflitto mediorientale si ripercuote sulla sicurezza dello stesso Vecchio Continente con dinamiche ben note e già tristemente note. Immigrazione clandestina, formazione di cellule di terroristi dediti alla globalizzazione della jihad e attacchi coordinati contro “la culla delle civiltà”. Ciò a cui oggi assistiamo a Rojava è un film già visto e sottovalutato. Il principio di autodeterminazione di un popolo come quello curdo, ben 60 milioni di abitanti nel Kurdistan, è un argomento scottante per molti.
In primis per Ankara, la cui presenza nella NATO sarebbe interessante oggetto di discussione, che dovrebbe cedere parti del proprio territorio ad una minoranza da sempre delegittimata dagli ottomani, dalla Siria che vedrebbe crollare il sogno di ricostruire lo stato frantumatosi per mano dell’Isis e mai ricomposto e, infine, per l’Iran, che in tutti i modi sta tentando di evitare di trovarsi in mezzo ad un fuoco incrociato tra rivolte di minoranze curde, azere e turkmene, con la spada di Damocle pendente di un massiccio attacco da parte di USA e Israele.
Ma, ad oggi, in pochi conoscono la drammatica situazione del Rojhelat che con una situazione economica deficitaria, pesanti restrizioni di internet che rendono quasi impossibili le comunicazioni e la diffusione di immagini e messaggi relativi all’evolversi degli eventi, gli ospedali di Ilam e Kermanshah al collasso sia per l’altissimo numero di giovani curdi uccisi che per lo smaltimento dei cadaveri dei caduti.
Nel nosocomio di Khaled la situazione è ancor più tragica. Le forze siriane hanno circondato l’edificio impedendo l’arrivo di rifornimenti medicinali e alimentari, mentre, nei pressi, bombardamenti indiscriminati attuati anche con l’ausilio di droni, hanno reso la situazione impossibile sia per il personale medico che per i pazienti.
In aggiunta al panorama proposto, centinaia di civili curdi sono stati incarcerati senza accusa alcuna che non sia quella dell’appartenenza ad una minoranza discriminata.
Una situazione che ha condotto Israele e la contigua minoranza drusa a ricompattare la storica amicizia con il Popolo curdo impegnandosi per fornire assistenza militare, di Intelligence e nel trasferimento di aiuti umanitari.
Ed il Mondo si prepara ad assistere in poltrona, con i pop corn e di fronte ad un televisore, all’imperdibile spettacolo di un’attesa guerra “in diretta” contro l’Iran, sporadicamente scendendo in piazza per un inesistente genocidio perpetrato a Gaza, ben sostenuto dall’apparato massmediatico palestinese supportato da abbondanti fake news che hanno condotto in piazza migliaia di disadattati che a fronte dei massacri in Sudan, Kurdistan e Iran, hanno preferito “far sentire la loro voce” (condita da devastazioni, incidenti con le forze di polizia, minacce…) per una causa persa ma comoda che possa includere anche i “nuovi arrivati” in Europa. E se poi in mezzo c’è qualche traffico di terroristi, armi e, soprattutto, capitali, ci si sente decisamente meglio…
