Parlare di estremismo islamico non è un esercizio di stile, né un terreno da battagliare con slogan e semplificazioni. È un dovere informativo che richiede competenze, studio e la capacità di distinguere ciò che è religioso da ciò che è politico-ideologico.
Noi di OFCS Report questa distinzione la rivendichiamo da sempre: non facciamo campagne contro l’Islam. Non le abbiamo mai fatte e mai le faremo. Il nostro lavoro – rigoroso, documentato, spesso scomodo – è contro l’estremismo islamico, cioè contro quelle derive radicali che utilizzano la religione come veicolo di violenza, conquista, manipolazione e reclutamento.
Sono due piani completamente diversi.
Il primo riguarda una fede professata da milioni di persone nel mondo. Il secondo riguarda un universo di ideologie, reti transnazionali, gruppi, finanziamenti, narrative e operazioni che nulla hanno a che vedere con la spiritualità, ma molto con il potere.
Negli ultimi mesi osserviamo un fenomeno preoccupante: troppi avventurieri dell’informazione, improvvisati esperti di jihadismo, analisti da social che parlano di temi enormi come se fossero un argomento da talk show. Senza fonti, senza metodo, senza storia. Spesso senza conoscere neppure le basi dottrinali o la differenza tra salafismo quietista, islam politico, jihad globale, reti europee, sigle, leadership, scissioni e geopolitiche che muovono gli attori sulla scacchiera.
Il risultato è un rumore di fondo che confonde, polarizza, banalizza.
Esattamente ciò che l’estremismo, di qualunque tipo, desidera: una narrazione distorta che impedisca di vedere i fatti.
OFCS Report, invece, resta dov’è sempre stato: sul terreno della verifica, delle fonti, delle analisi tecniche e documentate. Siamo un osservatorio indipendente e privo di convenienze politiche. Raccontiamo ciò che accade, non ciò che conviene raccontare. Approfondiamo, non semplifichiamo. Studiamo, non improvvisiamo. Perché conoscere la materia è l’unico modo per non essere trascinati nell’isteria o nella propaganda. E perché chi si occupa di sicurezza – reale, non percepita – sa che il pericolo non nasce da una religione, ma da chi la usa come arma.
Così come occorre evidenziare che da decenni il terrorismo di matrice mediorientale non è stato realmente combattuto, ma facilitato con compromessi, accordi sottobanco, addirittura nutrito con lauti compensi in cambio di un’immunità ottenuta da governi mondiali di vari colori che si sono succeduti ed hanno condotto a una totale deviazione degli obiettivi anche degli stessi apparati di sicurezza.
Ma noi continueremo a svolgere il nostro ruolo: combattere l’estremismo di qualunque derivazione.
Con rigore, competenza, rispetto ed onestà.
Come abbiamo sempre fatto.
