Perché Israele deve invadere la Striscia di Gaza ed eliminare Hamas.
Il 30 luglio scorso le organizzazioni terroristiche operanti nell’intero Medio Oriente, hanno diffuso un appello ripreso in numerosi social network con la successiva divulgazione tramite canali riconducibili a gruppi antagonisti dell’estrema sinistra e anarco-insurrezionalisti europei.
L’invito insito nella dichiarazione è stato redatto rivolgendosi a “tutti gli attivisti in solidarietà con il nostro popolo palestinese in tutto il mondo affinché intensifichino le loro azioni e uniscano gli sforzi per fare pressione sui loro governi affinché cessino il loro sostegno e la loro complicità con il governo fascista di Netanyahu e lavorino per porre fine alle politiche di sterminio e di fame che vengono attuate contro il nostro popolo e per ottenere giustizia e libertà per la Palestina”.
Tali deliranti dettami sottolineano, se ce ne fosse bisogno, quanto Hamas abbia intrapreso una strategia di disinformazione idonea a coinvolgere il maggior numero possibile di soggetti dediti a stravolgere l’ordine e la sicurezza pubblici cavalcando l’onda di qualunque “causa” che tenda a destabilizzare gli Establishment al potere nei paesi occidentali, in particolare, in Europa.
Il “genocidio” a Gaza
É, purtroppo, un dato di fatto che se i terroristi islamisti foraggiati e sostenuti da Teheran, se hanno perduto il conflitto sul campo, siano comunque usciti vincitori nella guerra di propaganda, guadagnandosi simpatie e, soprattutto, finanziamenti, da organizzazioni pseudo-umanitarie facenti capo a loro proxy ed agli alleati della sinistra parlamentare.
Ciò che più preoccupa non è solo la constatazione di quanto la propaganda mediatica abbia attecchito in menti deviate e soggetti disagiati giunti come “ospiti non graditi” sulle sponde del Mediterraneo, ma anche e, soprattutto, sul sistema massmediatico europeo.
Notizie non confermate fornite dall’agenzia Al Wafa con sede a Ramallah(!), nota per essere gestita dai vertici di Hamas, immagini create ad hoc, video con sporadiche comparse creati con iter sofisticati, dai videogame all’AI per arrivare al software “Reface”, alle chat dei siti di gioco d’azzardo. Il tutto per creare, nel fruitore di tali nefandezze, la consapevolezza di una realtà che tale non è, poiché del tutto virtuale.

Tutto ciò, ripreso quotidianamente, non solo dalle emittenti “private”, ma anche e, soprattutto, dalle reti nazionali di informazione televisiva senza alcuna verifica su fonti e contenuti.
Da qui, la consapevole programmazione di continui talk show organizzati ad hoc ove gli ospiti altro non fanno che gettare benzina sul fuoco alimentando un diffuso sentimento antisemita e fornendo informazioni falsate, prive di fondamento ed in questo cadendo nella trappola degli islamisti, sempre pronti a cavalcare l’onda di indignazione che quotidianamente si allarga.

Osama, bimbo arano-palestinese presentato come “malnutrito”, in realtà ricoverato a Verona per una malattia genetica
Questo anche grazie al bacino di utenti che con lo zapping tra “l’isola dei famosi” e “temptation Island”, durante le pause pubblicitarie, sporadicamente si sintonizzano su un qualsiasi canale che nella fascia serale propone dibattiti sul conflitto in Medioriente conditi da video con bambini, anziani, donne in stato di avanzata denutrizione, utenti che a malapena sanno dove si trovi esattamente la “Palestina” e, comunque, pronti a sostenerne la causa, salvo poi ritornare a dibattere sui partecipanti ai citati programmi sulla cui qualità è meglio non sbilanciarsi. Peccato che ad oggi le uniche immagini che rappresentano realmente lo stato delle cose, siano quelle relative agli ostaggi israeliani in mano ad Hamas dal 7 ottobre 2023, in ultimo Evyatar David, costretto a scavarsi la fossa sotto gli occhi della videocamera.
Il problema che qui ci si pone è quello dell’utilizzo politico della strategia seguita da Hamas per destabilizzare governi europei che si mostrino vicini, alleati o amici di Israele e del ruolo di “utili idioti” di esponenti delle opposizioni di sinistra che, scevri da ogni sentimento di dignità personale, utilizzano tale propaganda per rinforzare il proprio ruolo per meri fini politici.
E’ appena il caso di citare l’oramai famosa “lista di agenti sionisti” stilata dal (nuovo)Partito comunista italiano in stretta collaborazione con i CARC (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo) che, sebbene risibile, è un chiaro segnale di una palesata volontà di risveglio degli ambienti che accomunano ex brigatari e nuove leve di “utili idioti” abbagliati dalla notorietà che le vecchie cariatidi dell’eversione della sinistra extraparlamentare ottennero a scapito di vittime innocenti e di una cultura pseudo-rivoluzionaria destinata, sin dall’inizio, a fallire miseramente.
Aiuti umanitari per la popolazione civile di Gaza, con la “scorta” di Hamas
Ed in tutto ciò, un ruolo fondamentale è ricoperto dalle oramai note “toghe rosse”, rappresentate da un’associazione altrettanto “rossa” che tende ad appropriarsi di un ruolo non suo, a politicizzare ogni sentenza, a muovere critiche al Governo in carica, a promulgare sentenze risibili se non tragiche nella loro inconcretezza ed inconsistenza, avulse dalla realtà dei fatti denunciati, arrivando a condannare il “denunciante” e porre in libertà gli imputati, sia chiaro, se stranieri o sinistrati.
A corroborare tale quadro della situazione, il fronte di sostegno ai terroristi arabo-palestinesi non si avvale unicamente di simpatizzanti sporadici, reclutati tra i disadattati dei centri sociali, le vecchie cariatidi dell’eversione di sinistra o dagli anarchici incappucciati onnipresenti laddove si proponga di sfasciare vetrine o scontrarsi con le Forze dell’Ordine. Il problema è ben più vasto, se si pensa che già dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso, nei pressi dei centri islamici sparsi in tutto il territorio nazionale, trovavano spazio le prime associazione a carattere benefico a sostegno della “resistenza palestinese”.
Tali realtà venivano indistintamente foraggiate con la Zakat o Zakah (elemosina) elargita dai fedeli ai responsabili delle moschee, ovviamente illegali, che provvedevano a versarle sui conti delle varie associazioni, poi tramutatesi in ONLUS e ONG.
Con il passare degli anni le organizzazioni a sostegno della “resistenza” hanno visto accresciuto il proprio potere ed il relativo patrimonio, inizialmente diretti ad un mero sostegno elargito in aiuti alimentari e medicinali per la popolazione di Gaza, ma giungendo a rappresentare veri e propri Proxies per le leadership di Hamas e Jihad islamica, non sottovalutando la costante presenza di organizzazioni affini, quali il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina l’Iniziativa Nazionale Palestinese ed il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale. Già, proprio quelle formazioni terroristiche che a cavallo tra la fine degli anni ’70 sino a metà degli anni ’90 portarono a compimento stragi, attentati, omicidi in tutta Europa ed i cui esponenti, ancora in vita, hanno tratto nuova linfa da questa rinascita del panislamismo, per i gruppi pseudo religiosi, e della cosiddetta “lotta per la liberazione della Palestina”.
Certo, una notevole “alleanza” quella stretta tra vecchi brigatari e fedāʾiyyūn mediorientali. In fondo altro non è che una riproposizione aggiornata delle collaborazioni tra Brigate Rosse, Rote Armee Fraktion, Action Direct, con Settembre Nero emanazione terrorista dell’Olp, il FPLP con la diretta partecipazione del noto Carlos lo Sciacallo, alias di Ilich Ramírez Sánchez, il Gruppo Abu Nidal emanazione di Al Fath.

Ilich Ramírez Sánchez nel 2022
Negli ultimi giorni, come sempre, si è assistito a un ridicolo strepitio della sinistra sulla Strage di Bologna del 2 agosto 1980, le cui responsabilità sono ricadute (a torto) sui NAR e, per questo, condannati. Lo starnazzare dei soliti noti è stato cagionato dai contenuti espressi dai rappresentanti del Governo, colpevoli di avere omesso che le 85 vittime (probabilmente 86), siano state uccise da esplosivo innescato dai neofascisti. L’onnipotente magistratura ha sentenziato ciò ma, alla luce dei riscontri omessi e di quelli volutamente sottolineati, non può certo considerarsi scevro da critiche o pareri diversi dalla linea investigativa, non probatoria bensì indiziaria, seguita lungo tutto l’iter procedurale e processuale.
Si tenga a mente che quel giorno alla stazione di Bologna erano presenti almeno due terroristi palestinesi del gruppo “Separat” con una borsa il cui contenuto era l’esplosivo accidentalmente innescato da un interruttore del tutto uguale a quello utilizzato in altri attentati del gruppo di Carlos, che a quanto pare era anch’egli nel piazzale della stazione.
L’attentato, come segnalato dall’allora Colonnello Giovannone, capocentro del SISMI a Beirut, venne preannunciato e compiuto come ritorsione al mancato rispetto degli accordi tra il Governo italiano e i gruppi pro pal sancito con il lodo Moro”, con l’arresto di un gruppo di militanti ad Ortona poiché trovati in possesso di missili “Strela”. Fermiamoci qui.
Ma a fronte di cotante note sigle ed avvenimenti tristemente ricorrenti nelle cronache dell’epoca, ad agire nel sottobosco della contiguità con il terrorismo palestinese, sono soggetti che solo ultimamente sono assurti all’onore delle cronache.
Sono personaggi ambigui, perfettamente integrati nel tessuto sociale, soprattutto italiano e francese, praticanti della taqyyia (la dissimulazione), ben consci del pressappochismo ideologico che muove le fazioni a loro utili e pronti a sostenerle nelle piazze così come nei seggi elettorali. Si, perché questi elementi si muovono come una sorta di KGB all’epoca della guerra fredda (sebbene a tutt’oggi l’FSB continui ad agire con il medesimo modus operandi…), ricoprendo ruoli di secondo piano, architetti, commercianti, impiegati, ovviamente divenuti “italiani” per matrimonio, residenza o per studio/lavoro. Il tutto sotto la costante guida dei Fratelli Musulmani e l’egida iraniana.
Tali loschi figuri ben si guardano da frequentare elementi radicalizzati e palesemente estremisti, si distanziano ufficialmente da questi, sebbene si approprino del sostegno degli estremisti nelle iniziative intraprese e ne sfruttino il potenziale umano durante le manifestazioni di piazza per “fare numero”, non trascurando la variante, disseminata a livello nazionale, dei cd. “Maranza”, stranieri indottrinati ad un Islam violento e dediti per lo più ad azioni di delinquenza comune.
Ogni loro slogan è dettato dalla prudenza, da un palese e sintomatico utilizzo della dissimulazione onde non incappare in qualche “avviso di garanzia”, pur consci di essere affiancati da una schiera di avvocati sostenitori delle medesime “cause”, molti tra loro convertiti, di giornalisti consenzienti e di una magistratura della quale abbiamo sin troppo parlato…
Ma questi personaggi non sono sfuggiti all’attenzione dell’Intelligence e degli organi di Polizia dediti alle investigazioni sulle connessioni tra questi ed il Medioriente.
Indicativa la citazione secondo la quale “Il modo più sicuro per restare ingannati è credersi più furbi degli altri” dello scrittore e moralista francese François de La Rochefoucauld, rappresentativa dello status in cui vivono perennemente questi rappresentanti sottocultura pro-pal.
Ebbene si, li conosciamo, sappiamo come agiscono, quali e dove sono i loro domicili fittizi, quali sono i loro collegamenti con i gruppi interagenti dal Libano alla Siria all’Iran, passando per la Striscia di Gaza e non sottovalutando l’Egitto, come ottengono ed elargiscono finanziamenti, chi siano i loro “fiduciari”, anche in ambito politico, nella Penisola ed in Europa. Ma non diamo loro troppa pubblicità. Lasciamoli vivere quest’attimo di notorietà tanto, prima o poi, “la ruota girerà”.
