Le accuse di genocidio a Gaza sono iniziate l’8 ottobre 2023, quando Israele non aveva ancora avviato una risposta militare significativa e l’operazione terrestre sarebbe cominciata soltanto il 27 ottobre. È l’assunto di “The Gaza GenoLIE”, il dossier su “la menzogna del genocidio” ,di 29 pagine, pubblicato da 35 organizzazioni internazionali impegnate nella difesa di Israele e contro l’antisemitismo. Il rapporto ricostruisce in otto “pezzi del puzzle” quella che definisce una menzogna «generata e orchestrata», attraverso 82 note, atti dell’Onu e della Corte internazionale di giustizia, dati, immagini e fonti giornalistiche.
Genocidio Gaza, l’accusa formulata prima della guerra
Il rapporto parte dall’attacco di Hamas del 7 ottobre, costato circa 1.200 morti e il rapimento di 251 ostaggi. Il giorno successivo il termine genocidio era già usato sui social e nelle piazze. A Times Square oltre mille persone parteciparono a una manifestazione. Tre giorni dopo la coalizione organizzatrice parlò di consenso «fabbricato» per un genocidio. Al Jazeera lo affermò il 14 ottobre. Il 15 ottobre oltre 800 studiosi firmarono un appello sul rischio che Israele lo commettesse. L’operazione terrestre partì il 27 ottobre. Il riferimento biblico ad Amalek pronunciato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, spesso indicato come prova dell’intento, arrivò il 28 ottobre. Una sentenza formulata prima della condotta chiamata a provarla che rivela una conclusione prestabilita.
La “guerra ai giornalisti”
Nel giugno 2026 il Committee to Protect Journalists avviò una revisione della banca dati su Gaza dopo che Hamas e Jihad islamica avevano identificato come combattenti uomini censiti tra i giornalisti. L’analisi citata attribuisce legami terroristici al 72 per cento dei casi esaminati. Tra questi figurano Anas al-Sharif, indicato come comandante di una cellula di Hamas; Samir Muhammad Wishah, comandante di un’unità anticarro; Ismail al-Ghoul, accusato di avere partecipato al 7 ottobre. Un rapporto CPJ del maggio 2025 documenta inoltre minacce, pestaggi e intimidazioni di Hamas contro cronisti palestinesi costretti all’autocensura.
Dal genocidio Gaza al “libello di sangue”
Il terzo capitolo si concentra su come l’accusa contro Israele sia stata trasferita sugli ebrei di ogni Paese. Lo storico dell’Olocausto, Norman Goda, riconosce nella rappresentazione degli ebrei come assassini di bambini una versione contemporanea del libello di sangue. Il dossier la collega ai 9.354 episodi antisemiti registrati negli Stati Uniti nel 2024 dall’Anti-Defamation League, il dato più alto in 46 anni. Il 58 per cento risultava legato a Israele o al sionismo attraverso stereotipi antisemiti o richieste di distruzione dello Stato ebraico. La stessa accusa viene utilizzata da neonazisti e suprematisti bianchi.
La definizione giuridica di genocidio
L’articolo II della Convenzione del 1948 richiede l’intenzione specifica di distruggere, interamente o parzialmente, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Non bastano molti morti o gravi perdite civili. Nel 2015 la Corte internazionale di giustizia stabilì che l’intento desunto da una condotta deve essere «l’unica deduzione ragionevole». Il dossier indica invece una spiegazione alternativa: Israele combatteva per smantellare Hamas e liberare gli ostaggi, mentre le vittime civili derivavano dalla guerra urbana contro un’organizzazione inserita nella popolazione. Le misure provvisorie disposte dalla Corte nel gennaio 2024 riguardavano la plausibilità dei diritti da proteggere, non accertavano un genocidio.
Le immagini della carestia
Mohammed al-Mutawaq apparve sulla prima pagina del New York Times il 25 luglio 2025 come simbolo della fame. La documentazione medica citata indicava però una paralisi cerebrale e un sospetto disturbo genetico che ne comprometteva l’alimentazione. Il quotidiano precisò poi l’esistenza di problemi sanitari preesistenti. Secondo il rapporto, tra ottobre 2025 e giugno 2026 entrarono a Gaza oltre 1,78 milioni di tonnellate di cibo, mentre il 90 per cento degli aiuti sui camion dell’Onu non avrebbe raggiunto i destinatari per i saccheggi. Il dossier contesta anche soglie e dati usati dall’IPC per dichiarare la carestia. Cita pause operative di dieci ore, corridoi, lanci aerei e oltre 70 mila metri cubi d’acqua forniti ogni giorno: misure incompatibili, secondo gli autori, con la volontà di affamare la popolazione.
La strategia degli scudi umani di Hamas
Hamas avrebbe realizzato più di 350 miglia di tunnel sotto città, ospedali, scuole, moschee e abitazioni. Nell’ottobre 2023 il dirigente Mousa Abu Marzouk dichiarò che servivano a proteggere i combattenti e attribuì all’Onu e a Israele la responsabilità dei civili. Il caso centrale è l’ospedale Al-Shifa. Israele mostrò un tunnel fortificato sotto il complesso. New York Times e Haaretz confermarono l’uso militare della struttura, la presenza di armi e un passaggio dotato di elettricità, acqua e climatizzazione. Hamas ha trasformato i civili in scudi e le vittime in uno strumento comunicativo.
Una guerra contro Hamas, non contro i palestinesi
Israele dichiarò quattro obiettivi: liberare gli ostaggi, distruggere la capacità militare di Hamas, rimuoverne il governo e impedire un nuovo 7 ottobre. Il rapporto documenta milioni di volantini, decine di milioni di telefonate, messaggi in arabo, evacuazioni, “roof knocking” e pause umanitarie. Stima un rapporto vicino a un civile per ogni combattente ucciso, contro i nove civili indicati mediamente nelle guerre urbane. Nell’estate 2024 Israele sospese inoltre le operazioni in aree concordate per consentire la vaccinazione antipolio di circa 590 mila bambini. Misure incompatibili, sostiene il dossier, con la volontà di distruggere i palestinesi.
Genocidio Gaza, la nuova accusa di una vecchia campagna
L’ultimo capitolo colloca l’accusa nella campagna di delegittimazione di Israele. La sequenza comincia nel 1975 con la risoluzione 3379 dell’Assemblea generale dell’Onu, che equiparò il sionismo al razzismo e fu revocata nel 1991. Prosegue con la conferenza di Durban del 2001, dove apartheid, colonialismo e genocidio furono riuniti nella stessa piattaforma, e con il BDS nato nel 2005. Il dossier cita infine la risoluzione dell’International Association of Genocide Scholars del 2025: l’organizzazione avrebbe quasi triplicato gli iscritti dopo il 7 ottobre e concesso adesione e voto per 30 dollari, senza qualifiche professionali. La conclusione è netta: l’accusa di genocidio Gaza sarebbe l’ultimo strumento di una strategia diretta a isolare Israele, negarne la legittimità e trasferire sugli ebrei le responsabilità attribuite allo Stato ebraico.
