Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, durante la conferenza ministeriale sul terrorismo politico tenutasi a Washington il 16 luglio, ha diffuso una dichiarazione nella quale ha descritto i legami tra estremisti islamici e gruppi di attivisti di sinistra come «una vera sfida ai valori della democrazia e della libertà». A sostegno della sua tesi, ha indicato la Global Sumud Flotilla come un esempio lampante dell’attivismo di gruppi estremisti impegnati, secondo il governo israeliano, a sostenere Hamas. Secondo il ministro, le prove raccolte sarebbero «schiaccianti» e potrebbero spiegare perché alcuni attivisti avrebbero gettato i telefoni in acqua al momento del fermo in alto mare, nel tentativo di impedire che emergessero eventuali collegamenti con soggetti legati ad Hamas.
I documenti sequestrati a Gaza e i finanziamenti della Flotilla
Sa’ar ha poi fornito dettagli sulle modalità di finanziamento delle diverse «crociere» verso la Striscia di Gaza. Secondo la ricostruzione israeliana, «i documenti di Hamas sequestrati dall’IDF indicano il finanziamento, il coinvolgimento operativo e la proprietà occulta delle navi attraverso una società di comodo spagnola». La rete che avrebbe organizzato la Flotilla, ha aggiunto il ministro, sarebbe stata collegata ad Hamas e Hezbollah, «dando così legittimità e copertura civile alle organizzazioni terroristiche e ai loro obiettivi».Sa’ar ha quindi accusato quelli che ha definito «sponsor internazionali», tra cui la BBC e il New York Times, di essersi lasciati «intortare» dallo stratagemma. «Le prove sono chiare – ha detto Sa’ar – Abbiamo documentato legami diretti tra gli organizzatori della flottiglia e le organizzazioni terroristiche, tra cui Hamas, la Jihad islamica palestinese, Hezbollah e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Alti attivisti di Hamas stanno a tutt’oggi conducendo queste campagne dalla Gran Bretagna e da altre capitali occidentali». Durante il suo intervento alla conferenza, Sa’ar ha mostrato documenti sequestrati a Gaza e fotografie che, secondo il governo israeliano, collegherebbero alcuni organizzatori delle flottiglie alla Popular Conference for Palestinians Abroad (PCPA) e ad Hamas.
La PCPA e le sanzioni del Tesoro statunitense
Alle accuse del ministro israeliano si affiancano gli atti del Dipartimento del Tesoro statunitense. Il 21 gennaio 2026 il Dipartimento ha formalmente designato la PCPA ai sensi dell’ordine esecutivo antiterrorismo 13224. Secondo l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), la PCPA è uno dei principali soggetti organizzatori delle recenti flottiglie dirette verso Gaza e agisce clandestinamente per conto di Hamas. Secondo il provvedimento, la PCPA sarebbe stata finanziata e gestita da esponenti dell’Ufficio per le relazioni internazionali di Hamas, mentre la sua attività strategica e operativa sarebbe diretta attraverso figure legate all’organizzazione. Nello stesso provvedimento gli Stati Uniti hanno sanzionato anche Zaher Birawi, dirigente e fondatore della PCPA, accusandolo di avere fornito sostegno materiale all’organizzazione. Nell’aprile 2026 il Dipartimento di Stato americano ha inoltre definito la Global Sumud Flotilla un’iniziativa «pro-Hamas», sostenendo che fosse organizzata da una struttura già sanzionata dall’OFAC. Si tratta di determinazioni amministrative ufficiali statunitensi, che comportano il congelamento dei beni e l’imposizione di divieti sulle attività finanziarie. Le restrizioni, pur avendo un peso istituzionale significativo, non equivalgono comunque a una sentenza penale pronunciata da un tribunale.
Abukishek e il comitato direttivo della Global Sumud Flotilla
Il 19 maggio successivo l’OFAC ha sanzionato anche Saif Hashim Kamel Abukishek. Il Dipartimento del Tesoro statunitense lo identifica come membro della segreteria generale della PCPA, figura centrale della flottiglia e componente dello Steering Committee, il comitato direttivo della Global Sumud Flotilla. Il comunicato afferma, inoltre, che organizzazioni terroristiche sanzionate mantengono un’influenza rilevante sulle flottiglie dirette a Gaza. Associated Press ha confermato in modo indipendente che Abukishek è effettivamente membro del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla. AP ha però osservato che, al momento della sua detenzione, avvenuta il 1º maggio, Israele lo aveva accusato di affiliazione terroristica senza rendere pubbliche prove in quella specifica occasione. Il successivo provvedimento dell’OFAC, datato 19 maggio, costituisce un atto distinto e più dettagliato.
Cyber Neptune e le verifiche sui registri spagnoli
Il dossier israeliano illustrato nella dichiarazione di Sa’ar sostiene che Abukishek sia l’amministratore della società spagnola Cyber Neptune e che la società possieda decine di imbarcazioni della Flotilla, che sarebbero così indirettamente controllate da Hamas. I registri societari consultati da Cinco Días ed El País confermano l’esistenza di Cyber Neptune SL, con sede a Barcellona e attività dichiarate nel noleggio di mezzi di navigazione e nel trasporto marittimo di merci e passeggeri. Euronews ha verificato che, nei registri spagnoli, Abukishek figurava alla guida della società e che l’oggetto sociale era stato modificato poco prima della partenza della Flotilla, passando dal settore immobiliare al trasporto marittimo. Euronews non è però riuscita a confermare che Cyber Neptune possedesse le navi della Flotilla. Non ha trovato, nei registri marittimi pubblici spagnoli, informazioni sulle imbarcazioni attribuite alla società e non ha potuto autenticare in modo indipendente i documenti sequestrati a Gaza, pur giudicandoli formalmente compatibili con documenti ufficiali di Hamas.
Le fotografie di Birawi e Ávila mostrate da Sa’ar
Le fotografie presentate da Sa’ar riguardavano principalmente due figure chiave: Zaher Birawi, ritratto sia accanto ad alcuni protagonisti della Flotilla sia con l’ex leader di Hamas Ismail Haniyeh, ucciso a Teheran; e Thiago Ávila, mostrato accanto a Greta Thunberg e, in un’altra immagine, al funerale del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah.
La rete di sostegno e il rischio di radicalizzazione in Europa
Non si tratta di verità giudiziarie definitive, ma di elementi che possono contribuire in modo significativo a ricostruire le attività di sostegno al terrorismo islamico condotte dal cuore dell’Europa. Non un favoreggiamento armato, ma una base di sostegno capace di generare emulazione attraverso il proselitismo radicale e di mobilitare settori dell’opinione pubblica in cerca di un simbolo attorno al quale radunarsi e in nome del quale alimentare, in modo più o meno consapevole, dinamiche autodistruttive per l’Occidente. È un quadro non nuovo, noto agli analisti che da oltre vent’anni studiano il pensiero e la strategia della Fratellanza musulmana. Già alla fine del secolo scorso, i suoi ideologi invitavano gli adepti a infiltrarsi in Europa in modo silenzioso, lecito e pacifico, sfruttando la carenza di controlli rigorosi e i vuoti normativi.
