Torino: la Caporetto dell’ordine pubblico.
All’indomani dei fatti di Torino, erroneamente interpretati come una protesta contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, in realtà una predeterminata strategia anti-governativa con connesse violenze provocatorie idonee a cercare lo scontro diretto, è d’obbligo riflettere su un fenomeno che ormai da quasi 30 anni appesta la nostra società: il Black Bloc.
Per proporre un approfondimento per quanto possibile esaustivo, occorre rifarsi alle radici ideologiche che, nel corso degli anni, hanno condotto alla creazione di un’entità eterogenea ma al tempo stesso coordinata, organizzata e guidata a seconda della realtà in cui si intende operare.
L’insurrezionalismo
È un pensiero radicale che sostiene la possibilità di attaccare stato e capitale in ogni momento, al di là di qualsiasi elaborazione strategica o tattica. A differenza di altre tendenze che si sono sviluppate nel corso della storia del pensiero libertario (comunisti, individualisti, antiorganizzatori, educazionisti, sindacalisti, ecc.) che si basavano soprattutto su una diversa concezione politica e organizzativa, l’insurrezionalismo si distingue principalmente per la concezione dei mezzi da usare per l’abbattimento dello Stato.
Mentre buona parte del movimento anarchico ritiene che, nell’attuale fase storica e nei paesi dove esiste un minimo di democrazia formale, non sia conveniente l’utilizzo della rivolta violenta, gli insurrezionalisti sono sostenitori della rivolta quale mezzo di sovversione dell’ordine costituito.
L’insurrezione, a seconda delle finalità che si propone, può essere genericamente così catalogabile:
Propaganda col fatto
Ovvero tutte le azioni dirette attraverso le quali si intendono comunicare idee e pensieri, ma non solo con la parola bensì anche e soprattutto con il “fatto”. Sono così definibili anche tutte quelle azioni dirette volte anche a vendicare un determinato episodio, nella speranza anche di dare inizio a una rivolta di più ampio respiro: es. Gaetano Bresci che colpisce a morte il re Umberto I per vendicare la strage dei moti di Milano del 1898 con l’auspicio che da ciò si ingenerasse una rivolta popolare.
Insurrezione reale
Ovvero quegli atti finalizzati alla liberazione di uno spazio fisico, più o meno ampio, dall’autorità e dalla gerarchia imposta da una classe con potere superiore, per sostituirla immediatamente con una società libertaria e strutturata orizzontalmente: es. Bologna-1874, Banda del Matese – 1877. L’insurrezione è, di fatto, anche un’azione di “propaganda”.
Talvolta le azioni insurrezionali sono svincolate da particolari richieste e non sono inserite nell’ambito di rivendicazioni sociali e\o politiche (quantomeno non è l’obiettivo principale)
Insurrezione informale
Le teorie di Alfredo Maria Bonanno sull’insurrezionalismo informale, basato sulla «gioia armata» e, soprattutto, sui «gruppi d’affinità» – ovvero in pratica sull’ aggregazione temporanea di singoli soggetti e/o gruppi di affinità, che si riuniscono in occasione di determinate manifestazioni di protesta, con obiettivi limitati nel tempo e diversi da gruppo a gruppo – hanno dato nuova linfa, tanto in Italia quanto all’estero, a questa tendenza dell’anarchismo. (Alfredo Maria Bonanno).
Parte del movimento anarchico non si riconosce in queste parole, tuttavia molte singole individualità e vari gruppi anarchici ne sono stati chiaramente influenzati. In particolare le azioni della Federazione Anarchica Informale apparirono fortemente legate alle sue teorie.
Il “movimento” insurrezionalista basa le sue proposte operative in raggruppamenti
Gruppi di affinità: formati da 5-20 persone che operano insieme autonomamente su azioni dirette o altri progetti. Danno la possibilità ai propri partecipanti di intraprendere azioni dirette creative e completa libertà e potere decisionale al gruppo medesimo. Sono decentrati e non gerarchici.
Durante una protesta i partecipanti ricoprono diversi ruoli: medici – osservatori legali – eventuali rapporti con i media – “folletti” per il controllo e il supporto delle azioni – membri “arrestabili” – appoggio in carcere
Collettivi: gruppi organizzati per realizzare una serie di compiti, raggiungere un obiettivo o portare avanti un progetto permanente. A differenza dei gruppi di affinità, i collettivi, lavorano su progetti a lungo termine o permanenti. Numericamente sono formati da 3 a 200 persone. Il processo decisionale di un collettivo può basarsi sulla democrazia diretta, sul consenso o sulla combinazione di entrambi.
Federazioni e reti: le federazioni sono essenzialmente delle alleanze tra gruppi di affinità e/o organizzazioni autonome. Una federazione anarchica può essere vista come l’organismo decisionale su scala regionale, nazionale o internazionale, secondo i limiti geografici che la federazione si auto-impone; i collettivi o i gruppi di affinità che fanno parte della federazione possono essere visti come alleanze autonome locali. Le federazioni sono organizzazioni formali con statuti, regolamenti e precise formalità di iscrizione.
Le reti sono molto meno formali delle federazioni e di solito per farne parte richiedono solo di essere d’accordo con una serie di principi o di condividere un punto di vista politico generale. A differenza delle federazioni che mettono l’accento più sull’autonomia che sull’organizzazione formale. Questo non implica che le reti anarchiche non siano organizzate o che siano contro l’ organizzazione; dal punto di vista organizzativo permettono ai singoli gruppi di impegnarsi in azioni adatte al contesto della rete stessa soprattutto utilizzandola come forma di solidarietà e aiuto alle necessità del singolo gruppo. Esistono due tipi principali di reti: le reti formali, che hanno un processo decisionale basato su un organismo composto da delegati per prendere le proprie decisioni, e le reti informali, basate su una reale “organizzazione” anarchica del processo decisionale.

Il Black Bloc
È un insieme di anarchici e di gruppi di affinità che si organizzano tra loro per una specifica azione di protesta. Le caratteristiche variano a seconda dell’azione, ma gli obiettivi principali sono di garantire solidarietà di fronte alla repressione poliziesca e di trasmettere una critica anarchica a ciò per cui si protesta in quel determinato giorno . a torto si ritiene che il black bloc sia un organizzazione effettiva, ma in realtà il black bloc è un raggruppamento solo temporaneo di anarchici che rappresentano un singolo spezzone delle marce di protesta, in ciò, molto simile alla tattica della disobbedienza civile. Vi sono varie ragioni per cui alcuni anarchici formano dei black bloc durante le dimostrazioni: tra queste ci sono la solidarietà – un consistente numero di anarchici fornisce copertura contro la repressione della polizia e mette in pratica la solidarietà della classe operaia; la visibilità – il black bloc è come una marcia dell’orgoglio gay; le idee – modo di rappresentare la critica anarchica; il mutuo soccorso anche a livello internazionale) e la libera associazione – fornisce un esempio visibile di come i gruppi di affinità possono unirsi in un gruppo più ampio e coordinare obiettivi comuni; l’escalation – è un metodo per innalzare il livello di una protesta così che vada oltre il mero riformismo o gli appelli allo stato perché rimedi alle ingiustizie.
“come tattica di protesta, l’utilità di distruggere la proprietà privata è limitata ma importante. Porta i media sul posto e manda il messaggio che le grandi aziende apparentemente intoccabili,in realtà non lo sono”.
“la gente che partecipa alle manifestazioni, e chi sta a casa davanti alla tv, può vedere che un piccolo sasso, in mano a un individuo motivato, può abbattere un muro simbolico.”
“le tattiche militari durante una dimostrazione attirano l’attenzione dei media”

Le azioni tipiche di un blocco nero
- marciare in blocco allo scopo di creare un forte effetto visivo a sostegno della protesta intrapresa
- cercare lo scontro diretto con le forze dell’ordine
- costruire barricate
- uso sistematico del vandalismo e della distruzione di simboli del capitalismo allo scopo di attirare l’attenzione sui loro obiettivi
- deviare dai percorsi imposti dalle autorità ai cortei autorizzati, distraendo e ingannando le forze dell’ordine circa i propri movimenti
- liberare individui tratti in fermo dalle forze dell’ordine
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- aggredire contingenti isolati delle FF.PP. tentando di impadronirsi delle armi in dotazione da utilizzare nei successivi scontri e /o come trofei da esibire
- Utilizzare il lancio di lacrimogeni da parte delle FF.PP. per coprire i propri spostamenti, invisibili anche dall’alto
- Avvalersi dell’uso degli idranti, azionati a bassa pressione, per rendere scivoloso il manto stradale anche per gli Agenti che operano indossando anfibi di gomma che non aderiscono su superfici viscide
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Durante lo svolgimento delle manifestazioni di piazza è stata rilevata una sostanziale differenziazione “operativa” del cd. blocco nero dagli altri partecipanti. Difatti, in numerosi casi, è stata riscontrata una netta spaccatura tra il black Block e le azioni “delocalizzate” realizzate dagli altri manifestanti. Durante le “sfilate”, il blocco nero ha modo di radunarsi in vari capannelli onde celare l’azione di “mascheramento” effettuata all’interno del corteo con la inconsapevole copertura di manifestanti ignari dell’operazione.

I materiali da utilizzare per gli scontri sono forniti dalle staffette, ovvero, celati in autoveicoli o furgoni regolarmente posteggiati, con largo anticipo, nelle vie limitrofe rispetto all’itinerario del corteo.
Di non minor rilievo evidenziare il ruolo ricoperto da soggetti di sesso femminile evidenziatesi sia per il lancio di oggetti, sia per la copertura fornita ad altri elementi, di sesso opposto, fruitori della copertura data dal fermo delle ragazze ed seguito dalla solita “pantomima” e dai tentativi di fuga messi in atto dalle medesime.
La tattica del black bloc, risulta di notevole spessore se relazionata ai momenti in cui viene posto in atto il cordone “sanitario” creato ai lati del blocco: viene improvvisata una cortina di fumo adoperando fumogeni colorati e torce, innalzando striscioni e coprendo, di fatto, il mascheramento dei manifestanti e la distribuzione di armi improprie idonee agli scontri, bombe carta, fuochi d’artificio, utensili pesanti.

È infine da sottolineare che gli scontri con le Forze di Polizia vengono, ovviamente, coordinati tramite comunicazioni effettuate con telefoni cellulari e chat appositamente costituite con le quali, tenendo conto delle mosse dei reparti di ordine pubblico, si improvvisano nuove azioni diversive a mezzo di barricate o roghi.
In innumerevoli casi, è stato rilevato come da vie traverse rispetto agli itinerari percorsi, da alcuni furgoni precedentemente “parcheggiati”, venivano distribuiti materiali “da lancio”, bombole da campeggio, “piedi di porco”e maschere antigas.
È notevole rilevare che nessuno dei soggetti precedentemente “armatisi” di bastoni, manici di piccone e quant’altro, sia mai arrivato a contatto diretto con le FF.PP. appiedate, a meno di episodi isolati come nel caso di Torino, ma, piuttosto rilevando l’intenzione di “isolare” i blindati e/o i mezzi da O.P. visti come “simboli” della “repressione di Stato”, tendando e riuscendo ad incendiarne alcuni, divenuti. Sui social come “trofei” da esibire anche a scopo propagandistico.
I cosiddetti “facinorosi” coinvolti negli scontri sono sempre ricorsi al lancio di sassi, sampietrini, fumogeni e bombe carta e, in diversi casi documentati, di lancio di materiali mediante una improvvisata catapulta formata da elastici.
Riflettere sulla malagestione dell’Ordine Pubblico a Torino
Era noto da mesi che una manifestazione nazionale sarebbe stata indetta dalle più variegate realtà antagoniste con il beneplacito delle forze politiche di opposizione che, trovandosi oramai senza alcun appiglio decente per criticare l’establishment in carica, si aggrappano a “cause”, tra l’altro tra loro contraddittorie, leggasi Maduro, Khamenei, Hannoun, ovvero due dittatori ed una realtà dichiaratamente fuori legge poiché ritenuta contigua al terrorismo palestiniano.
Ebbene, nonostante lo sforzo propagandistico degli organizzatori sia stato condotto alla luce del sole, con canali Telegram non certo criptati, richiami alla partecipazione con manifesti conditi dai luoghi di aggregazione e percorsi, interviste pubbliche, assemblee nelle università, i monitoraggi delle Forze dell’Ordine non hanno fornito un quadro realistico di ciò che si andava ad organizzare.
A questo si aggiunga che sui circa 20000 partecipanti effettivi, solo il 20% ha avuto un ruolo effettivo negli scontri iniziati con il calar della sera, come peraltro prevedibile e di fronte lo schieramento di Ordine Pubblico poteva contare su ben 1000 effettivi, camion con idranti, furgoni (non blindati) per spostare i contingenti e su un reparto volo per l’acquisizione di monitoraggi dall’alto.
Nonostante questo, le cose sono andate come sappiamo e non è solo il senno del “poi”, è realismo. Reparti schierati a “contenimento” ergo, a prendere sassate, idranti azionati a bassa pressione senza alcun reale effetto se non quello di ripulire i “facinorosi” con una salutare doccia, lacrimogeni che hanno saturato l’aria e, soprattutto la vista agli Operatori sul campo.
Il tutto senza una reazione proporzionata da parte degli Agenti che hanno dovuto subire per ore la pressione e le intemperanze degli antagonisti senza battere ciglio, peraltro senza alcuna motivazione connessa ad un “blocco stradale” che non ha avuto alcun senso se non quello di concentrare gli scontri in una determinata zona.
Immaginate anche solo per un attimo ciò che si prova a rimanere inerti per ore sotto una pioggia di sassi, petardi, fuochi d’artificio, estintori, senza poter dare sfogo alla rabbia repressa o assistendo inermi al pestaggio di un collega rimasto isolato. Se qui è insita la vera forza dei nostri ragazzi in uniforme, vi è anche la mancanza di responsabilità di chi dirige i Reparti con il timore di “perdere la poltrona” o di dover redigere uno sfiancante rapporto finale o informativa di reato poiché ha dato l’ordine di “caricare” o bloccare i teppisti rossi. Sfiancante, vero?
Per non parlare, stendendo un velo pietoso, delle immancabili polemiche politiche successive ad un eventuale intervento deciso delle Forze di Polizia. Stato di Polizia, Governo fascista o (come di moda “genocidiario”), immaginate gli strepiti delle solite oche del Campidoglio che se giustificano la loro presenza e solidarietà ai terroristi di turno, non mancano di accusare “ad minchiam” l’Agente che spara per difendere se stesso o il cittadino da un pericolo imminente e reale (Uso legittimo delle armi art. 53 del Codice Penale, per idioti e sinistrati).
Chi scrive, a scanso di equivoci o di facili ironie, è stato “per strada” per 32 anni, quindi non certo uno scribacchino da scrivania e determinate realtà le ha vissute anche sulla propria pelle.
Ma, perdonate, i reparti a cavallo delle Forze di Polizia (4 Reggimenti), li continueremo a mantenere per la parata del 2 giugno o, magari, potrebbero essere utilizzati come “dissuasori” nelle piazze? I proiettili di gomma, dei quali in Europa le altre Forze di Polizia ne fanno largo uso, i gas urticanti, le vernici indelebili idonee a un successivo riconoscimento dei responsabili degli scontri, le “esfiltrazioni” condotte da Agenti in borghese, i blindati “Puma” posizionati nei giorni scorsi alla Stazione Termini per fare che non è noto…) che fine hanno fatto?
Le tattiche di accerchiamento di gruppi, di identificazione immediata e successivo fermo, la formazione “a testuggine” per i Reparti in uniforme, qualcuno le ricorda?
Agli operatori del settore è ben noto che il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, prevede lo scioglimento FORZATO, di un assembramento non autorizzato o, comunque, ritenuto a rischio per l’ordine e la sicurezza pubblici.
Nella fattispecie, per il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza lo sgombero di assembramenti è una misura di ordine pubblico, regolata dagli artt. 20 e 26, attuabile se la riunione minaccia la sicurezza, avviene in luogo pubblico senza preavviso (o vietata) o degenera in violenza.
Da qui si evince che per evitare di trovarsi coinvolti con masse di manovra incontrollabili, basterebbe provvedere allo scioglimento immediato dell’assembramento, evitando che i malintenzionati possano godere di alcuna capacità o possibilità di manovra.
E’ inutile intervenire dopo battendosi il petto o starnazzando proclami di un irrigidimento delle leggi, peraltro preesistenti, sarebbe essenziale porle in essere, possibilmente con una magistratura collaborativa e non schierata (sempre dalla parte sbagliata) e, magari, con qualche Sostituto Procuratore che assista ai fatti, un pò sulla scorta dei “legal team” di pronto intervento organizzati proprio dai teppisti di turno. Forse qualche togato si sveglierebbe dal torpore prendendo spunto dai nemici…
